Ieri il tribunale di Roma ha dato l'ok all'amministrazione straordinaria secondo la legge Marzano
MILANO - Tirrenia è insolvente. Si apre la procedura straordinaria della legge Marzano bis e il commissario Giancarlo D'Andrea dovrà trovare in tempi stretti un acquirente. Mediterranea holding, che ha tentato di rilevare i traghetti di stato in fase di privatizzazione, è ora nuovamente pronta a rilevare la società marittima napoletano e la controllata Siremar, attende di essere coinvolta. Ieri mattina il tribunale fallimentare di Roma presieduto da Ciro Monsurrò ha emesso la sentenza di dichiarazione dello stato di insolvenza accogliendo l'istanza depositata da D'Andrea, assistito dal prof Andrea Zoppini. I giudici hanno respinto l'eccezione di "incompetenza territoriale" depositata da Giuseppe Caronìa, segretario generale della Uil trasporti, assistito dall'avv. Massimiliano Vannicola, in rappresentanza «di lavoratori subordinati della Tirrenia con la qualifica diverse» chiedendo di trasferire il dossier a Napoli dove ha sede legale la società. Caronìa attende di conoscere le motivazioni della decisione riservandosi di presentare reclamo in Corte di Appello. E il caso Tirrenia continua a non trovare pace in quanto TTT lines, socio di Mediterranea, sta valutando un ricorso al tar contro la fallita privatizzazione: ma alla luce della sentenza di insolvenza del tribunale non ci sarebbero le condizioni per tornare indietro. «Grave e irreversibile stato di crisi finanziaria, determinante l'attuale assoluta illiquidità della società e la conseguente impossibilità, per la stessa, di fare fronte alle obbligazioni, già scadute e, vieppiù, alle obbligazioni a scadere», si legge nel dispositivo del tribunale che ha nominato giudice delegato Francesco Taurisano. Nelle quattro pagine del provvedimento il collegio ritiene che siano «integrati i requisiti dimensionali» previsti dalla Marzano: dalla relazione depositata da D'Andrea risulta che «le risorse umane, alla data del 31 luglio 2010 ammontavano a 1.646 unità» e «i debiti complessivamente a 646,6 milioni. In particolare - continua il provvedimento - la situazione contabile, aggiornata al 4 agosto 2010, significa che l'ammontare dei debiti già scaduti verso creditori non strategici è pari a circa 15 milioni di euro; l'ammontare dei debiti verso banche a breve ammonta a circa 227 milioni; mentre la debitoria a medio e lungo termine è di circa 182 milioni; l'ammontare dei debiti verso società di factoring è pari a circa 36 milioni; l'ammontare dei debiti verso le ex controllate è pari a 29 milioni; a fronte di ciò la liquidità è, praticamente, azzerata, 18.506 euro». Respinta l'eccezione di incompetenza in quanto «al di là di ogni ragionevole dubbio, l'effettivo centro propulsore dell'impresa Tirrenia, inteso come centro dell'attività deliberante e direttiva, è in Roma; luogo in cui gli organi societari hanno sempre esercitato la loro attività in linea con l'evoluzione delle esigenze strategiche dell'impresa; ciò a fare data da quando era amministratore unico il dottor Pecorini». Per i giudici, nella sede legale di Napoli è tenuta la sola «gestione della contabilità». I giudici hanno assegnato ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali mobiliari su beni in possesso di Tirrenia, termine fino al 21 dicembre 2010 per la presentazione in cancelleria delle domande», fissando «per l'esame dello stato passivo l'udienza del 21 gennaio 2011, ore 9.30. Il commissario ha tempi strettissimi per trovare il compratore, entro il 30 settembre quando scadono le convenzioni. Per il segretario della Filt Cgil Franco Nasso «Dando piena applicazione alla legge Marzano per Tirrenia si apre una nuova fase».