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Pescara, 20/04/2026
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14/08/2010
Il Centro
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Napolitano, il Pdl minaccia la piazza. «Senza accordo con i finiani, si deve andare al voto». Bersani: rispettate la Costituzione |
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Bossi: «Quando il governo non funziona meglio le urne, e ora sarebbe il momento meno pericoloso» ROMA. Il Pdl minaccia la piazza contro l'ipotesi di governi tecnici. Il giorno dopo l'appello di Giorgio Napolitano ad abbassare i toni, i berlusconiani alzano il tiro dello scontro, coinvolgendo il Quirinale. Renato Schifani: o Berlusconi o il voto. Pdl e Lega respingono il monito del capo dello Stato sul «vuoto politico» che potrebbe trasformarsi in «una gelata» sui primi timidi segnali di ripresa economica. E a ventiquattr'ore dall'intervista a L'Unità di Giorgio Napolitano, spara a zero su eventuali maggioranze senza Lega e Berlusconi. La linea è quella del presidente del Senato. O la maggioranza ritrova compatezza o l'unica via è il ritorno alle urne, dice in un'intervista la seconda carica dello Stato, le cui parole sono liquidate dal finiano Briguglio come quelle di «un politico schierato e di parte». Ma i falchi si spingono oltre Schifani. Umberto Bossi avverte: «E' naturale andare a elezioni quando il governo non funziona più, questo momento, se si volesse andare a elezioni, sarebbe meno pericoloso di altri». Fabrizio Cicchitto arriva a prefigurare il ricorso alla piazza. «Non sono per niente condivisibili le ipotesi di governi tecnici o di transizione: se decollassero operazioni di questo tipo sarebbe legittimo sviluppare le più incisive manifestazioni politiche, in Parlamento e nel Paese», avverte il capogruppo Pdl a Montecitorio. «Non c'è nessuno spazio in questo Parlamento per cambiare la legge elettorale, Napolitano lo sa benissimo, le alternative sono solo due: o Berlusconi o il voto», rincara Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato. Seguito a ruota dalle strane considerazioni sull'intervento di Napolitano di Osvaldo Napoli: «L'intervista di Napolitano all'Unità rischia di complicare un quadro politico già ingarbugliato: Napolitano si trova da oggi molto esposto e dunque più vulnerabile nel suo ruolo istituzionale». Del tutto opposta la reazione dei finiani che accolgono l'appello di Napolitano anche per quanto riguarda la necessità di far cessare gli attacchi contro la presidenza della Camera. «Tutti dovrebbero riflettere sulle parole del Presidente della Repubblica secondo cui è ora che cessi la campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a deligittimanre il presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell'attività legislativa», dichiarano Italo Bocchino, Silvano Moffa e Pasquale Viespoli. I tre esponenti finiani ricordano che l'«irresponsabile campagna è alimentata da alcuni esponenti del Pdl e dal giornale della famiglia Berlusconi ed «è facile capire chi gioca allo sfascio». Netta la presa di posizione del Pd in favore del messaggio del Quirinale. «Finché Berlusconi non avrà fatto la Costituzione di Arcore, volente o nolente rispetterà quella sui cui ha giurato e sappia che le minacce esplicite o velate non impressionano nessuno», dichiara il segretario del parito, Pier Luigi Bersani. «Il presidente della Repubblica ha detto una cosa giusta, anzi giustissima ma il suo messaggio è in anticipo e può generare equivoci: lui è l'arbitro e non può muoversi come un giocatore», avverte Antonio Di Pietro.
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