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Pescara, 22/04/2026
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Data: 17/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tirrenia, pressing sul governo per aprire il confronto. La Uil: 10 mila posti a rischio

ROMA La dichiarazione dello stato di insolvenza è passata quasi inosservata: ad agosto anche l'attenzione mediatica non è altissima. Ma il caso Tirrenia e il possibile "fallimento" della compagnia di navigazione tornerà alla ribalta alla fine del mese quando uno sciopero dei marittimi può far saltare molti collegamenti tra le isole e il continente. Facile immaginare i disagi più o meno pesanti per le migliaia di passeggeri in attesa sulle banchine per far ritorno a casa. Quarantotto ore di sciopero indette dalla Uil e dalla Federmar-Cisal per il 30 e 31 agosto. Ma alla protesta potrebbero aderire spontaneamente anche iscritti delle altre organizzazioni sindacali che al momento preferiscono aspettare le mosse del governo e, più in particolare, del commissario straordinario, Giancarlo D'Andrea, che ha sei mesi di tempo per decidere il futuro della «Più grande e antica compagnia di traghetti del Mediterraneo», così come recita il sito della società di navigazione.
Lo sciopero ha soprattutto l'obiettivo d sollecitare il governo ad aprire un tavolo di trattative. Quello portato avanti dalla Uil è un autentico pressing per evitare che il passaggio in mano private della Tirrenia avvenga sotto silenzio. In pratica, un autentico blitz. «Non accetteremo precettazioni - sottolinea il leader della Uiltrasporti, Giuseppe Caronia - perché tutta l'operazione, dalla dichiarazione dello stato di insolvenza alla nomina del commissario straordinario, si è svolta in tempi rapidissimi. Sono avvenute troppe cose sospette che danno l'idea di una prova. Con lo sciopero vogliamo scongiurare il verificarsi di improvvise azioni di fermo nave da parte di lavoratori giustamente esasperati».
L'obiettivo finale, secondo Caronia, sarebbe quello di vendere i vari asset della compagnia ai migliori offerenti. Insomma, realizzare il più classico degli spezzatini. La Uil e la Federmar - ma in questo caso anche le altre organizzazioni sindacali - sono convinte che la privatizzazione punti al classico spezzatino mettendo a rischio gran parte del personale: 2.200 marittimi alle dipendenze dirette. «Attenzione, però - spiega Caronia - perchè per ogni dipendente diretto ce ne sono altricinque che lavorano nell'indetto». Il conto è presto fatto: sono in ballo oltre diecimila posti di lavoro.
Per il senatore del Pd, Francesco Sanna, il rischio è che per la Tirrenia si ripeta lo stesso copione di Alitalia: «Il ministro Matteoli promette che non sarà venduta a pezzi. Troppe poche e vaghe le parole in attesa di conoscere le nuove strategie del governo».






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