Ha quella faccia, ma è uno che sa ridere. Berlusconi? Oh, no, lui non capisce tra satira, maldicenza e calunnia. E' lombardo. Se sono stato più maldicente o più oggetto di maldicenza? Beh, più maldicente. Contro di me, in fondo, hanno detto poco. Che ero pazzo, ecco: ma per un periodo l'ho creduto io stesso. Del resto osservo le vostre facce e so che pensate: ma come abbiamo fatto a tenerci questo qui per sette anni come Capo dello Stato? E allora vi dico: rispettate il principio d'autorità, ma le persone che lo indossano no, non prendetele troppo sul serio». L'allora sindaco Biagio Tempesta insignì Cossiga dell'"Aquila d'oro", nominandolo cittadino benemerito. «Io sono di Sassari, dove nel Medio Evo vigeva la legge della "cionfa". Cos'era? Lo sport di chi si fa gentilmente i fatti altrui. Dunque io, sassarese, sono perfetto per L'Aquila», fu il messaggio di ringraziamento.
Ieri il sassarese e aquilano Cossiga è morto. I presidenti Gianni Chiodi e Nazario Pagano hanno testimoniato il cordoglio degli abruzzesi per la scomparsa, e il governatore ha anche affidato alle agenzie di stampa un omaggio all'uomo «che non si è mai nascosto dietro ipocrisie, esprimendosi al di fuori del politicamente corretto». Onore al "picconatore" di una celebre stagione politica, dunque, nelle parole di Chiodi. Ma non la pensava, e continua tuttora a non pensarla così, un altro abruzzese, l'ex senatore Antonio Franchi.
In un altro gelido gennaio, quello 1992, fu lui, Franchi, a chiedere a nome del Pds l'impeachment per il Presidente della Repubblica Cossiga Francesco, per il "picconatore" che attaccava la magistratura, che non squarciava il velo sui misteri di Gladio e su quelli della P2, che si opponeva alla proroga per la Commissione Stragi: «Egli agisce in tutte le direzioni -gridava Franchi dal suo seggio di Palazzo Madama- senza rispetto delle competenze di altri organi o poteri. E' venuto meno ai suoi doveri, ha tenuto comportamenti sconcertanti. La storia insegna che l'uso dell'insinuazione, del ricatto personale come strumento di lotta politica compare sempre in scena con puntualità quando un sistema politico si corrompe, si impaurisce e diventa regime. Stavolta, però, c'è una novità: l'autore delle intimidazioni è l'uomo che ricopre l'incarico di massima responsabilità costituzionale». Oltre, molto oltre i confini della maldicenza.