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Pescara, 15/05/2026
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12/04/2006
Corriere della Sera
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Berlusconi contesta la vittoria dell'Unione «Italia divisa, serve una Grande coalizione» L'affondo: Prodi non ha vinto, necessarie verifiche. |
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ROMA - Comincia agguerrito, come da copione di giornata e come da comunicato scritto di comune accordo fra i leader della Cdl e limato «parola per parola»: «Nessuno può dire di aver vinto», perché i dati «non sono affatto definitivi», perché il risultato elettorale ha «molti, molti, troppi lati oscuri». E' il Silvio Berlusconi di lotta quello che si presenta alle sette di sera in sala stampa di palazzo Chigi -, assieme a Fini, Cesa e Maroni -, per esporre la linea di attacco del centrodestra rispetto a un voto che lascia un sapore amarissimo in bocca e con «soli 24 mila voti di distacco alla Camera e la nostra vittoria al Senato» ancora non convince, tanto che la Cdl unita chiede una «attenta verifica» delle migliaia di schede contestate e delle procedure di comunicazione al Viminale dei dati ottenuti nelle sezioni: «Solo quando avrò la certezza dei numeri telefonerò a Prodi» per riconoscerlo vincitore, è la promessa. Ma c'è un altro Berlusconi che nessuno si aspetta, tantomeno i suoi alleati riuniti per un vertice di oltre cinque ore (nel quale si è anche discusso dell'ipotesi di fare un gruppo parlamentare unico). E' quello di governo, che passa dalla denuncia di «gravi irregolarità» che potrebbero ribaltare l'esito del voto («Io sono convinto che alle comunali saranno loro a cercare la rivincita», dice sorridendo anche perché quello degli italiani all'estero «potrebbe non essere un voto valido») all'appello a favore di una Grande Coalizione alla tedesca, unico rimedio per un Paese spaccato a metà: «Quando si è 50 di qua e 50 di là, occorre ragionare in termini di unità» è il messaggio a Prodi. E' un ragionamento che va molto, ma molto al di là rispetto a quello fatto nel vertice, dicono dagli entourage dei basiti Fini, Cesa e soprattutto Maroni. L'intesa era di fermarsi molto prima, di dire - come fa Fini che corregge il premier e lo richiama al testo scritto - che se l'Unione dovesse rivelarsi alla fine vincente «attendiamo di capire se e come intende farsi carico del governo», perché «sia chiaro - aveva premesso Maroni - se la sinistra vincerà avrà il diritto e anche il dovere di governare senza attendersi nessun aiuto da parte nostra». Ma il premier spiazza tutti: «Da Prodi ci saremmo francamente aspettati un atteggiamento molto più responsabile, cioè dire: sediamoci a un tavolo e parliamo insieme dei problemi del Paese, anziché dire che si intende governare e portare avanti un programma inviso all'altra metà degli elettori». Ed ecco la proposta, più volte ribadita: «Se si vuole andare avanti in un Paese non diviso, in un Paese in cui in Parlamento non si fanno le barricate, forse dovremmo prendere esempio da qualche grande Paese europeo» come la Germania: occorre «unire le forze e governare nella concordia perché non credo che al Paese faccia bene andare avanti in un clima di odio». Insomma, si fa sempre più esplicito il premier, sarebbe «irresponsabile» e ne «pagherebbe le conseguenze» chi «avesse in animo di escludere dal gioco democratico «la metà del Paese». Ecco perché Prodi dovrebbe chiedersi se si può davvero governare «ignorando l'altra parte» e dovrebbe sedersi al tavolo con lui «senza pensare a posizioni di interesse, ma al governo dell'interesse di tutti». Discorso che vale qualunque sarà il risultato finale «anche se vincessimo noi, certo», e che - assicura il Cavaliere ponendosi come l'unico interlocutore del centrosinistra sulla scena - esula dalle «ambizioni personali»: «Non ne ho nessuna, sono abituato ad anteporre l'interesse del Paese, quindi non avrei difficoltà di tipo personale».
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