La scure del federalismo rischia di abbattersi anche sull'aeroporto d'Abruzzo. Il possibile trasferimento agli enti locali degli scali aeroportuali,previsto dal piano di federalismo demaniale del governo,potrebbe compromettere il destino dello scalo pescarese che, causa forti spese,subirebbe un drastico ridimensionamento. Il che potrebbe significare la rinuncia alle tratte internazionali, concentrate nei grandi aeroporti nazionali. L'ipotesi è contenuta in un dossier, "Sviluppo della rete aeroportuale italiana", elaborato dall'Enac, l'Ente per l'aviazione civile, e consegnato al ministro Matteoli, il quale dovrà discuterne con il governo e le amministrazioni regionali. Ad annunciarlo in anteprima nel febbraio scorso, era stata la Cna, che proprio sul Messaggero fece risuonare un campanello d'allarme. Oggi lo studio è stato ufficializzato e diffuso: disegna un rigido confine tra gli aeroporti ritenuti strategici, Fiumicino, Malpensa, Linate, Bologna e Bari, che mostrano un aumento del traffico passeggeri e dunque destinati a crescere, e quelli, come Pescara, definiti"non strategici", in quanto limitati nel bacino di utenza e nello sviluppo della rete infrastrutturale. Ebbene sarebbero proprio questi a correre il rischio di vedere ridotta, se non del tutto annullata, la loro presenza sulle rotte internazionali. La possibile rivoluzione nei cieli pianificata dall'Enac getta scompiglio nei piani della Saga, la società che gestisce l'aeroporto d'Abruzzo, fresca di ricapitalizzazione grazie ai4milioni di euro stanziati a fine giugno dal Consiglio regionale. «Non ho ancora avuto alcuna comunicazione ufficiale da parte del Ministero circa le ipotesi tracciate dall'Enac - confida Carla Mannetti, a capo del Cda della Saga - ma affronteremo questo tema nella prossima riunione del consiglio, a fine mese. Chiaramente, è nella logica stessa del federalismo,che investirà l'intero settore dei trasporti e non solo quello aeroportuale, pensare che le strutture debbano camminare con le proprie gambe». E questo, in una regione già alle prese con le difficoltà finanziarie legate al Piano di rientro sanitario, alla crisi economica e ai tagli di governo, potrebbe significare per la Saga aprire le porte a nuovi soci privati riducendo la quota,attualmentedel85%detenuta, dagli enti pubblici, Regione in testa. «Si tratta - conferma la Mannetti - di un'eventualità concreta e anche necessaria se vogliamo continuare nei nostri progetti di sviluppo». Che includono il ripristino del volo per Torino e quello per Mostar. Almeno è quanto si augura il presidente della Camera di Commercio, Daniele Becci, membro del Cda della Saga, che da "inguaribile ottimista", come lui ama definirsi, non vuole credere nell'ipotesi di ridimensionamento dello scalo pescarese. «Del resto, la nostra presenza sulle rotte internazionali è già contenuta - commenta-. Un'ulteriore battuta di arresto sarebbe a dir poco nefasta. Credo che, piuttosto che discutere di queste cose, valga la pena concentrarsi sui progetti concreti, in primis l'allungamento della pista, reso possibile da un finanziamento di 7 milioni. L'entrata di nuovi soci privati nell'azionariato della Saga? Non mi risulta, ma se pure così fosse non sarebbe un problema». L'unico problema per Becci è quello di avviare una seria programmazione fondata su tre capisaldi: «Una migliore gestione delle tratte, il contenimento dei costi e una politica di tagli dove necessario. Nei prossimi mesi dobbiamo concretizzare l'ipotesi di un volo su Mostar, pensando al milione di fedeli che da lì si reca ogni anno nella vicina Medjugorie. Se riuscissimo a chiudere questo progetto - seguita Becci -, potremmo aumentare il numero dei passeggeri da 500 a 800 mila presenze. Così potremmo uscire dalla crisi». Federalismo permettendo.