La politica consiste certamente nell'agire e nel fare, ma al tempo stesso ad essa è essenziale la dimensione del pensiero, della narrazione, del sapere. La politica si dà nel fare e nel dire, nel potere degli interessi e nel confronto coi saperi. La parola è importante e il linguaggio politico pesa. La politica passa attraverso l'opinione pubblica e non sopra gli uomini, per questo non può essere oggettiva come una legge fisica della natura.
Secondo Platone, l'arte della politica appartiene a tutti gli uomini per decisione divina. Nel bene e nel male è un dovere verso noi stessi e un diritto inestimabile di tutti noi perchè incide sulla qualità della vita delle persone. Per questo bisogna "fare" politica anche quando ci si riconosce nella cultura oppositiva dell'antipolitica.
In passato l'antipolitica era considerata negativamente, come una sorta di qualunquismo. Oggi si usa nell'accezione di una estraneità e contrarietà alla politica umiliata quasi al malaffare, dopo vent'anni di tempeste giudiziarie che non appaiono affatto diminuire, anzi ogni giorno sembrano arricchirsi di nuovi e rivoltanti capitoli.
Anche l'antipolitica ha un implicito significato politico, di protesta contro un certo modo di fare politica ed è quindi catturata dall'urlo di una nuova politica.
E del resto l'antipolitica di Berlusconi nel 1994 è sfociata in Forza Italia, quella di Di Pietro nell'Italia dei Valori, per non parlare della Lega Nord durante Tangentopoli. Semplicemente l'antipolitica contiene un altro progetto politico. E allora il punto è proprio questo: quale progetto politico per governare una società complessa, interessi forti e in contrasto tra loro, culture diverse che investono dimensioni fondamentali dell'umanità come l'etica, la religione, il diritto?
Su questo la politica balbetta e si perde nelle polemiche e nelle tragedie dei comportamenti personali inamissibili che evidenziano l'assenza di uno spirito civile e pubblico.Di qui nasce la crisi verticale della politica degli ultimi vent'anni, con la fine dei partiti e la degenerazione personalistica di sistemi elettorali discutibili.
Quando io cominciai a fare politica a Pescara c'erano partiti con decine di sezioni aperte tutte le sere con persone in carne ed ossa che discutevano e "battevano" il territorio, organizzando movimenti, assemblee, feste. Gli iscritti a Dc, Pci, Psi, Msi,Psdi e Pri erano migliaia, e quando c'erano le iniziative pubbliche i cinema erano sempre pieni. L'attività politica si sviluppava tra un'elezione e un'altra e non esistevano i comitati elettorali che invece ora spuntano come funghi un mese prima delle elezioni, e poi chiudono per resuscitare alla successiva elezione. Il fenomeno è ovviamente nazionale. La cosiddetta Seconda repubblica è una democrazia malata di partecipazione, con la criminalizzazione dei partiti e l'umiliazione della politica degradata a privilegi e corruzione: è un esito sudamericano e populista, che va contrastato rilanciando la possibilità di una nuova politica a destra come a sinistra perchè, purtroppo, le responsabilità vanno in tutte le direzioni. Siamo arrivati all'assurdo che i parlamentari sono eletti dai segretari nazionali di tutti i partiti e non più dai cittadini come succedeva in passato.
Sulla scena nazionale politici come Aldo Moro o Enrico Berlinguer o Sandro Pertini o Ugo La Malfa o Giuseppe Saragat sono un lontano ricordo. Ma sarebbe sbagliato ricordare con nostalgia "il bel tempo che fu", anche perchè i problemi c'erano lo stesso, ma molto diversi e meno gravi degli attuali.
Della politica non si può fare a meno; se ci si ritrae qualcuno darà comunque delle risposte e non è detto che siano quelle giuste. La democrazia è la politica che diventa partecipazione. L'Abruzzo ha bisogno, come l'Italia, di partiti veri, di uomini e donne che attraverso lo studio e la militanza vivano la politica come impegno civile e concorrano alle scelte della politica nazionale come dice la nostra Costituzione.
Solo così la democrazia potrà rinnovarsi e la coppia oppositiva politica-antipolitica diluirsi in una normale dialettica tra progetti di governo diversi in cui l'onestà dei comportamenti è un fatto scontato.
(*) Presidente emerito del Consiglio regionale)