ROMA. L'affondo più duro arriva da Farefuturo: «Il berlusconismo coincide con il dossieraggio, i ricatti, la menzogna per attaccare l'avversario». Parole che rendono necessaria l'immediata correzione dei capigruppo finiani: «Un editoriale che non rappresenta la nostra linea politica».
Fatto sta che, alla vigilia del vertice del Pdl, i fedelissimi del presidente della Camera non sembrano spaventati, repingono minacce e lusinghe, e ostentano sicurezza, in qualche caso spavalderia.
L'affondo più pesante arriva da Filippo Rossi, direttore di Farefuturo, fondazione finiana. Fra le caratteristiche del berlusconismo, elenca quelle di nutrirsi «di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoni ebeti da slogan pubblicitario». Un attacco spietato che giunge a fare anche autocritica. «Abbiamo difeso per anni Berlusconi sperando nella sua capacità di spiccare il volo e diventare un grande politico, uno statista». E ora, continua invece, ci sono i sensi di colpa «per non aver saputo e voluto alzare la testa... Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima?».
Parole forti, forse troppo, contro cui insorgono i capigruppo di Futuro e libertà Bocchino e Viespoli. Si tratta di editoriali «fuori misura» che «non impegnano i gruppi parlamentari» e in ogni caso «non rappresentano nè dettano la linea politica». Ma anche un ministro come Adolfo Urso respinge l'offensiva di Berlusconi che aveva chiesto ai suoi di riportare all'ovile i «finiani moderati» uno per uno. Noi siamo leali, ribadisce Urso, a tradire gli elettori è stato invece chi «ha deciso di escludere Fini dal Pdl». E assicura che alla Camera «alla fine di questa giostra, noi ci ritroveremo in almeno 40».
Per non parlare di Fabio Granata, uno dei falchi della pattuglia finiana che presenta le sue richieste al Cavaliere per essere «recuperato». Invita Berlusconi a chiedere scusa a Fini, «dopo aver spostato Feltri a dirigere "Chi", ma anche a far dimettere «Dell'Utri, Cosentino e Verdini», e infine a «mettere definitivamente da parte scudi, lodi e leggi ad personam».
D'altra parte, lo stesso Berlusconi sembra aver fallito la sua missione personale. Aveva invitato a cena a villa Certosa Beppe Pisanu, da tempo in odore di eresia finiana dopo aver condannato sia l'espulsione di Fini che la minaccia di un voto anticipato. «Io sono molto testardo di mio - ha detto ieri l'ex ministro - e oltre tutto sono sardo: per farmi cambiare idea ci vuole moltissimo». Anche se poi ha aggiunto di non riferirsi all'incontro con Berlusconi.
I finiani marciano insomma verso la resa dei conti senza tentennamenti. E d'altra parte anche Fini, il giorno prima, aveva avvertito Gianni Letta che a queste condizioni non c'è spazio per il dialogo. Il presidente della Camera continua le sue vacanze e ieri è stato protagonista di un curioso episodio. Sulla spiaggia di Ansedonia, insieme alla moglie Elisabetta Tulliani e alla figlia Carolina, si è intrattenuto a lungo con un ambulante pakistano, Umeed Ali, che gli ha voluto mostrare un suo libro di poesie fatto stampare a proprie spese. «Non sono in grado di giudicare le poesie di Umeed», gli ha scritto Fini in un'affettuosa dedica, «certo, da quello che mi ha raccontato, è un uomo vero. Forte, combattivo, tenace». (a.p.)