ROMA. Berlusconi detta oggi ai vertici del Pdl tempi e contenuti della sfida a Fini e ai finiani. Ma Umberto Bossi già prevede: voteremo tra novembre e dicembre. «La macchina sta correndo verso le elezioni, solo le dimissioni di Fini potrebbero fermarla». Il Pd chiede di convocare le Camere e Casini conferma: sì al governo tecnico ma non contro Berlusconi.
Saranno una quindicina tra ministri, coordinatori e capogruppo a decidere le sorti della maggioranza. Per stilare l'aut aut a Fini e ai suoi, Berlusconi ha convocato Gianni Letta, l'ultimo ad aver tentato di mediare con Fini, i tre coordinatori, i loro vice e i ministri della Giustizia e delle Infrastutture, Alfano e Matteoli, Gianni Alemanno e Niccolò Ghedini. L'appuntamento è fissato per le 12,30 a palazzo Grazioli, residenza romana del premier. La linea del Cavaliere è chiara: o si ricuce su tutto, rilanciando l'azione del governo o si va al voto. Lo conferma alla vigilia del summit Fabrizio Cicchitto, capogruppo a Montecitorio del Pdl. Lo spazio della trattiva sarà ridotto all'osso.
Berlusconi proporrà di buttare giù un documento di 3-4 punti sui temi caldi: giustizia federalismo, Sud, da sottoporre a settembre al voto di fiducia in Parlamento. Il premier avrebbe inoltre in mente di presentarsi alle Camere con un durissimo discorso contro la magistratura politicizzata che lo perseguita. A dicembre infatti la Consulta potrebbe bocciare il legittimo impedimento e il premier sarebbe preoccupatissimo di trovarsi, senza protezione, a dover affrontare in marzo il processo Mills in cui rischia una condanna a cinque anni e l'interdizione dai pubblici uffici. Al Cavaliere serve un accordo blindato sul processo breve e su uno scudo che gli garantisca di affrontare i prossimi mesi tranquillo. Fini e suoi accetteranno di bere l'amaro calice? Si andrà avanti. In caso contrario il Pdl comincerà il pressing su Napolitano per pretendere le elezioni anticipate.
«Dal vertice dovranno uscire punti precisi e specificati, Berlusconi presenterà una scelta in positivo sulla riforma della giustizia, sul federalismo e sul Sud, su questo siamo chiamati a confrontarci e scegliere», avverte Cicchitto. Il bivio, strettissimo, è «o fiducia o voto», spiega il capogruppo alla Camera.
Con il premier si schiera la Lega. Umberto Bossi da Calalzo torna a chiedere le dimissioni di Fini. E svela il retroscena di un breve incontro tra Berlusconi, Giulio Tremonti e Roberto Calderoli avvenuto a Roma, in occasione della Camera ardente per il presidente Cossiga. Il leader del Carroccio nega di sapere cosa si siano detti i tre. «Non faccio la spia», dice. Racconta però un episodio su Pier Luigi Bersani che confermerebbe che la sinistra ha paura del voto. Il segretario Pd avrebbe chiesto a Berlusconi: «Mica vorrai andare a elezioni?». «Bossi è in confusione e inventa favole», gli replica Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani. Bossi invece Berlusconi lo vedrà il 25 agosto a Lesa, sul Lago maggiore. Per ora conferma che c'è solo un modo per disinnescare le elezioni: le dimissioni di Fini. Bossi torna anche a parlare di «doppiette», e dice che «per i fucili c'è ancora tempo, ora dobbiamo portare tutto a casa democraticamente». Il senatur svela poi di aver chiesto a Tremonti una sorta di tassa unica regionale che accorpi Iva e Irpef, «così la Padania avrebbe un approviggionamento adeguato alla sua forza economica».
Pier Ferdinando Casini lancia il governo «di responsabilità nazionale» ma non contro Berlusconi e Lega. Per Casini l'ipotesi più probabile è che finiani e Pdl ritrovino l'unità. In caso contrario «il capo dello Stato, se il governo si dimettesse, ha il dovere di verificare se c'è una nuova maggioranza ma il partito della nazione difficilmente darebbe vita a un governo contro qualcuno».