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Pescara, 22/04/2026
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Data: 21/08/2010
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Conti con la realtà di Pierluigi Battista

Se la sigla solenne del «patto» richiesto da Berlusconi è la condizione per non andare al voto anticipato a dicembre, peraltro ventilato dallo stesso premier, con i risultati del vertice del Pdl è difficile che questa maggioranza di governo possa decomporsi a settembre. I cinque punti del «patto» saranno sottoscritti dai «finiani». I quali non hanno nessun motivo per dissociarsi dai cinque punti della mozione di fiducia (federalismo fiscale, fisco, Mezzogiorno, giustizia, lotta alla criminalità) già presenti nel programma con cui si erano presentati agli italiani. E inoltre non hanno nessuna intenzione di presentarsi come i devastat or i a d ogni c ost o del l a maggioranza, accelerando vorticosamente la corsa verso elezioni che non vogliono. Se questi sono i cardini di un nuovo patto di governo, la maggioranza di centrodestra potrebbe non venire meno. Un governo che dura anche se, fatalmente, è destinato a diventare un governo di coalizione.

Poi ci sono i prevedibili punti di frizione e di contrasto. Berlusconi ha esplicitamente incluso tre provvedimenti della discordia con Fini (il processo breve, un nuovo «lodo Alfano» con modifica costituzionale, la normativa sulle intercettazioni) che potrebbero alimentare nuove tensioni. Fini del resto aveva già dichiarato che il suo gruppo avrebbe sostenuto le riforme sottoscritte nel programma elettorale, ma che avrebbe valutato caso per caso quei provvedimenti non presenti in quel programma. È probabile che su questi terreni si possa scatenare una guerriglia estenuante. Ma solo dopo la mozione di fiducia richiesta dal Pdl. Il che, temporalmente, dovrebbe comportar e l ' i mpossi b i l i t à d i u n eventuale voto a dicembre, come sostiene Bossi e come, forse, viene auspicato dallo stesso Berlusconi: ma il Parlamento ha dei tempi che un governo non può piegare a suo piacimento.
La proposta di Berlusconi sembra più dettata dal realismo che dal desiderio di una prova di forza che metta i «finiani» all'angolo. È un bene che il premier ieri abbia ripetutamente fatto riferimento ai «tre anni di legislatura» come orizzonte temporale e politico del suo governo. È un bene che abbia anteposto i cinque punti di un programma dettato dall'interesse generale alle beghe e alle lotte di fazione che stanno logorando in modo preoccupante la stessa immagine del governo. È un bene che non si sia presentato con il volto della feroce resa dei conti con Fini. E sarebbe un bene se privilegiasse le riforme per il Paese a leggi sulla giustizia che assecondino i suoi interessi personali.

Anziché la strada velleitaria di una scaltra ma mediocre campagna acquisti (o riacquisti), ha scelto la strada di un «patto» chiaro e comprensibile per continuare la sua attività di governo. Accettando l'idea che la maggioranza possa reggersi su forze diverse, ma coalizzate da una convergenza sulle riforme da fare. Sarebbe bene che questo bagno di realismo producesse i suoi effetti anche nel prossimo futuro, nei contenuti e persino nello stile e nei toni del governo. Resterebbero deluse le tifoserie oltranziste e rissose. Difficilmente gli italiani.

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