Dopo un lungo vertice del Pdl il presidente del Consiglio ha illustrato un documento programmatico di dieci pagine: "Torneremo sul ddl intercettazioni, così com'è non serve. Poi separazione delle carriere per i magistrati e riforma del Csm". Gli altri punti: federalismo, fisco e sicurezza. Sui finiani: Da noi nessuna pressione, io non ho incitato alcuna campagna". Bocchino "Nessuna sorpresa. Vittoria di Fini". Bersani: "Premier certifica fallimento". Di Pietro: "Vuole giustizia a uso e consumo"
ROMA - "Un rinnovato impegno di fiducia" da chiedere al Parlamento su cinque punti programmatici. Con una maggioranza "congrua", altrimenti il ritorno alle urne sarebbe possibile già a dicembre. Dopo sei ore di vertice, Silvio Berlusconi illustra le dieci pagine del documento programmatico elaborato con lo stato maggiore del Pdl. Che suona come un ultimatum ai "ribelli" del centrodestra. I punti sono quelli di cui si parla da tempo: federalismo fiscale, fisco, Sud, giustizia e sicurezza. I contenuti più delicati: il rilancio del lodo Alfano, il processo breve, la legge sulle intercettazioni (sulla quale il premier dice di 'voler tornare') e la separazione delle carriere per i magistrati. Tutti punti "non trattabili", su cui i capigruppo Pdl di Camera e Senato elaboreranno una mozione di fiducia da sottoporre alle Camere a settembre.
"Non parlo dei finiani". Non vuole parlare il presidente del Consiglio dei problemi con i "finiani", ma avverte che non sono più ammissibili "trattative", come accaduto in passato. "Noi non dobbiamo conquistare nessuno", ha detto ancora Berlusconi, riferendosi a una possibile campagna acquisti di esponenti passati con Fli. "Sono rimasti nel Pdl e non crediamo di dover conquistare nessuno di loro, e io personalmente, ma credo nessuno dei dirigenti del partito, ha fatto nessuna telefonata". Su Fini aggiunge di "non aver mai incentivato alcuna campagna giornalistica".
"No a maggioranze alternative". Se non ci fosse una maggioranza "congrua", meglio comunque un ritorno alle urne. "Senza questa maggioranza", dice Berlusconi, "non ci sarebbe altra soluzione che nuove elezioni a dicembre". Un'eventualità che non spaventa il Pdl. "Siamo pronti", dice Berlusconi, citando sondaggi che accrediterebbero il suo schieramento sopra il 50%. Scartata ogni ipotesi di maggioranza alternativa a quella attuale: "'Non c'e' nessuna teoria giuridico-politica" - ha ammonito il presidente del Consiglio - che possa giungere fino a giustificare un governo di quanti sono usciti sconfitti dalle elezioni''.
"Magistratura militante". Non manca un attacco alla magistratura. "Non si può indulgere", ha detto il premier, "dinanzi al tentativo che minoranze militanti della magistratura cercano di porre in atto fin dal 1994, di abbattere cioè il governo legittimo in nome di una presunta superiorità morale, attraverso sentenze ispirate da teoremi politici anzichè da un autentica esigenza di giustizia''.
I cinque punti. E' il federalismo fiscale il primo punto affrontato da Silvio Berlusconi nella conferenza stampa dopo il vertice del Pdl. Il governo, ha spiegato il premier, intende procedere nel solco della legge delega approvata dal Parlamento. "Con i decreti attuativi", ha aggiunto il presidente del Consiglio, "si sta rivoluzionando il sistema dei trasferimenti delle risorse pubbliche dallo Stato agli enti locali. Il premier ha anche detto che "con il federalismo fiscale gli italiani avranno servizi pubblici tutti uguali in tutto il Paese e sarà eliminata la differenza dei costi tra il Nord e il Sud". In materia tributaria l'obiettivo prioritario del governo, ha spiegato Berlusconi è "ridurre la giungla di un sistema fiscale rimasto invariato dagli anni '70". Mentre sul Mezzogiorno, il premier ha spiegato che "porteremo in Parlamento un piano per il Sud", che comprenderà, tra le altre cose, "La banca del Sud, il ponte sullo stretto e il completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria". Un rilancio che passa, secondo il presidente del Consiglio dallo "sradicamento della criminalità organizzata".
Capitolo giustizia. Una riforma complessiva della giustizia sia civile sia penale. Un processo non breve, ma "con tempi ragionevoli". Separazione delle carriere per i magistrati, la riforma costituzionale del Csm, un piano per le carceri, uno scudo per le alte cariche dello Stato e la legge sulle intercettazioni. Questi sono i punti che dovrà affrontare il governo in materia di giustizia. "Sulle intercettazioni ci ritorneremo", precisa il premier, "Oggi abbiamo esaminato il problema, decidendo di riviarlo ad altra data perché con questa legge, che forse sottoporremo al voto del Parlamento, il problema delle intercettazioni non si è risolto affatto". Il presidente del Consiglio ha anche rilanciato sul lodo Alfano: "occorre approvare una tutela per le alte cariche dello Stato". Infine Berlusconi ha detto che l'esecutivo proseguirà "una lotta senza tregua alla criminalità organizzata", citando i risultati ottenuti nei due anni di governo.
Domani vertice su club e circoli. Agenda fitta per il presidente del Consiglio. Dopo quello odierno, domani è previsto un nuovo vertice a palazzo Grazioli. Stavolta l'argomento sarà l'organizzazione dei club e dei circoli legati al Pdl e la presenza sul territorio. Per fare il punto della situazione, il presidente del Consiglio ha invitato, fra gli altri, Mario Mantovani, Michela Vittoria Brambilla, Mario Valducci e Marcello Dell'Utri.
Le reazioni. "Nessuna sorpresa, è un documento lapalissiano perché chiede cose che sono in gran parte già nel programma del Pdl. Rimane aperta solo la questione del processo breve. E' una vittoria di Fini". Italo Bocchino, presidente dei deputati di Fli, commenta così il documento uscito dalla riunione del Pdl. "Avevano promesso fuoco e fiamme e invece abbiamo soltanto delle proposte che fanno parte solo degli obiettivi di governo già previsti. C'è solo l'incognita del processo breve. Certo se il premier ce lo chiede, ci spiega, ed è chiaro quanti processi potrebbero saltare noi siamo disposti a votarlo. Certo ci potrà essere - ha aggiunto Bocchino - un distinguo in sede di votazione alla Camera. Comunque siamo pronti a confrontarci su questo tema".
Per Fabio Granata, "è chiaro che ci sono due elementi sui quali abbiamo sempre espresso forti perplessità, processo breve (soprattutto sulla norma transitoria) e doppio Csm". Ed è chiaro, dichiara il deputato siciliano, "che su questi si dovrà discutere, anche al nostro interno".
"Si può proprio dire che la montagna ha partorito un topolino". E' questo il commento di Carmelo Briguglio. "Diamo una valutazione sostanzialmente positiva del documento - ha spiegato il deputato di Fli- che rispecchia in tutto e per tutto il programma sul quale abbiamo avuto il mandato popolare". Finalmente, aggiunge il finiano, "si ritorna alla politica". Valutazione positiva quindi, anche se, avverte Briguglio "c'è qualche punto come il processo breve che non è nel programma elettorale, vedremo il testo, lo valuteremo, ci confronteremo".
Pd: Berlusconi certifica fallimento. Critica l'opposizione. "Che cosa c'è di nuovo sotto il sole? Berlusconi racconta favole, ragiona da caudillo sui temi della democrazia, della Costituzione, della legge elettorale e, al dunque, vuole il suo processo breve". Così il segretario del Pd Pierluigi Bersani commenta le parole del premier. "Il documento Pdl - sottolinea Bersani - certifica, in realtà, il fallimento di questi due anni di governo e non offre base alcuna per affrontare i problemi reali del paese, dei quali non si mostra la minima consapevolezza. Adesso la parola è al Parlamento. Noi apriremo il confronto tra tutte le forze di opposizione e apriremo la nostra mobilitazione nel paese. Certamente, con un governo così non si può andare avanti".
Non fa sconti neanche l'Italia dei Valori. "Berlusconi finalmente getta la maschera e dice in realtà che cosa vuole: una giustizia a suo uso e consumo, un fisco che assicura impunità agli evasori e un politica economica solo a favore della cricca piduista di cui fa parte". E' il duro commento di Antonio Di Pietro. "A questo punto - aggiunge il leader dell'Idv - "spetta alla coscienza di ciascun parlamentare assumersi le proprie responsabilità per decidere da che parte stare".