Il dossier contesta il decreto del giudice che ha annullato il licenziamento dei dipendenti iscritti alla Fiom
ROMA A dodici giorni di distanza alla sentenza di reintegro del giudice del lavoro, la Fiat presenta - come del resto preannunciato - ricorso. I tre dipendenti di Melfi licenziati e "riassunti" (9 agosto scorso) dal magistrato del lavoro della città lucana avrebbero dovuto rientrare in fabbrica il prossimo lunedì. Così non sarà anche se il leader della Fiom, Maurizio Landini, assicura che le tre "tute blu" si presenteranno regolarmente ai cancelli. Il "reclamo" del Lingotto riapre comunque la contesa. Che, evidentemente, va ben al di là del puro incidente che aveva portato l'azienda a licenziare in tronco i tre lavoratori - tutti iscritti alla Fiom - responsabili di aver bloccato l'attività dello stabilimento.
Il ricorso della Fiat, depositato presso i tribunale di Melfi, è circostanziato (ben 53 pagine) ed è stato presentato dai legali della casa torinese Bruno Amendolito, Francesco Amendolito, Maria Di Biase, Grazia Fazio del foro di Bari e Diego Dirutigliano e Luca Ropolo del foro di Torino. Nel documento, presentato in opposizione ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori in tema di condotta antisindacale ed emesso dal giudice del Lavoro, Emilio Minio, veniva riconosciuta la condotta antisindacale dell'azienda nei confronti della Fiom/Cgil con conseguente reintegro sul posto di lavoro di Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli. Nell'atto presentato ieri dai legali del Lingotto vengono rilevati diversi motivi di censura al decreto di reintegro e, in particolare, viene lamentata una «palese ed errata interpretazione» delle risultanze istruttorie che avrebbe operato il giudice stesso nella prima fase del giudizio. In sostanza, il magistrato sarebbe stato indotto ad adottare la propria decisione sulla base di una errata dinamica dei fatti. Secondo il Lingotto, infatti emerge una «palese responsabilità» dei lavoratori nell'aver operato il blocco della produzione e nell'aver impedito ai lavoratori non scioperanti, circa 1.750, a fronte di 50 scioperanti, l'esercizio del diritto del lavoro.
Sarà ora - il 6 ottobre per l'esattezza - il giudice del lavoro del tribunale di Melfi, Amerigo Palma, ad aprire il procedimento di opposizione della Fiat rispetto alla decisione di primo grado del magistrato che aveva stabilito il reintegro dei tre dipendenti. Al di là di come finirà la vicenda, fin da oggi si può affermare che essa sicuramente non aiuta ad allentare la tensione tra l'azienda e le "tute blu" della Cgil, soprattutto dopo lo scontro maturato sull'accordo di Pomigliano e il possibile e progressivo allargamento del nuovo modello Fiat agli altri stabilimenti del gruppo. Il responsabile auto della Fiom, Enzo Masini, dice di aver fiducia nella magistratura: «La ricostruzione della Fiat non andrà lontano». Più duro il Pdci che parla di «una nuova dichiarazione di guerra dell'azienda nei confronti dei lavoratori. Il comportamento ottocentesco dell'azienda stessa non può trovare cittadinanza giuridca e sociale nel nostro Paese».