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Pescara, 22/04/2026
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Data: 22/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, stop ai 3 operai reintegrati. Telegramma dell'azienda: non presentatevi al lavoro. La Fiom: gesto antisindacale

A Melfi continua il braccio di ferro tra il Lingotto e le "tute blu" della Cgil. La società: rispetteremo gli obblighi contrattuali

ROMA Un autentico braccio di ferro. Di più, una guerra di trincea dove nessuno arretra di un millimetro perhé, probabilmente, sarebbe il primo passo verso la capitolazione. La Fiat "licenzia" (9 agosto) tre operai della Fiom responsabili di boicottare l'attività a Melfi? Il sindacato risponde chiamando in causa la magistratura che reintegra i tre dipendenti (23 agosto). Il Lingotto ricorre contro il reintegro confermando i "licenziamenti"? E la Fiom replica predisponendo per domani (giorno di riapertura della fabbrica) un presidio dinanzi ai cancelli. Ultima mossa, in ordine di tempo, l'invito dell'azienda ai tre dipendenti a non presentarsi al lavoro. L'epilogo della vicenda - forse, ma non è assolutamente certo - è previsto per il 6 ottobre quando il magistrato del lavoro prenderà in esame il ricorso dell'azienda e deciderà se i tre "ribelli" della Fiom (Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli) dovranno essere reintegrati o saranno cancellati dall'organico dello stabilimento di Melfi.Ieri il Lingotto ha inviato agli interessati uno scarno telegramma per comunicare che «non intende avvalersi delle loro prestazioni. E' nostra facoltà lasciare a casa i lavoratori dopo il reintegro». Dunque - sembrerebbe - nessuna violazione all'ordinanza del giudice del lavoro. E poi - precisa l'azienda - saranno rispettati gli obblighi contrattuali fino al 6 ottobre, giorno nel quale, appunto, il giudice prenderà una decisione sul ricorso presentato dalla casa torinese. Cioè i tre continueranno intanto a percepire regolarmente lo stipendio. Un telegramma - anzi tre - che non aggiungono nulla se non lasciare chiaramente intuire che la posizione aziendale è estremamente rigida. Comunque non più oggetto di trattativa - se ma lo sia stata - ma di esclusiva pertinenza della magistratura.
Ovviamente, la reazione del sindacato, cioè della Fiom, non si è fatta attendere. «Intanto i lavoratori - avverte il leader, Maurizio Landini - lunedì si presenteranno ai cancelli della fabbrica all'inizio del loro turno e una volta accertato che non saranno fatti entrare faremo una diffida chiamando, nel caso, anche le forze dell'ordine a testimoniare come gli sia stato di fatto impedito l'ingresso». Dinanzi ai cancelli di Melfi sarà istituito anche un presidio per spiegare ai lavoratori i contenuti del ricorso sul licenziamento, accolto dal giudice e successivamente impugnato dalla Fiat. «Quella aziendale - sottolinea il coordinatore Fiom/Cgil per il settore auto, Enzo Masini - è una decisione in totale contrasto con quanto essa stessa aveva dichiarato, cioè di totale rispetto per la sentenza. La cosa più grande è che appena due giorni fa i rappresentanti dell'azienda ci avevano detto che avrebbero rispettato la sentenza di reintegro del giudice. Il tribunale ha accertato l'antisindacalità dei licenziamenti ed ha ordinato l'immediata reintegra dei lavoratori nel proprio posto i lavoro». La Fiom, oltre che contestare l'azione del Lingotto, ha immediatamente attivato un pool di avvocati per verificare se sussistano gli estremi per un 'azione penale «in quanto la Fiat non da seguito ad una sentenza del tribunale del lavoro. Domani stesso partirà una diffida nei confronti dell'azienda e sarà inoltrato un nuovo ricorso ex articolo 28 per comportamento antisindacale». Duro il commento del Pd. Dice il responsabile del Lavoro Stefano Fassina: «I lavoratori non vogliono l'elemosina o essere trattati come parassito, è triste che nel mondo dopo Cristo ci si comporti come nell'epoca pre-moderna».
Al di là di come finirà il braccio di ferro è del tutto evidente che in gioco non è esclusivamente il comportamento "scorretto" o meno dei dipendenti o dell'azienda o di entrambi, ma una sfida che ruota attorno alla più ampia e decisiva partita sui rapporti sindacali. Sergio Marchionne è stato chiarissimo, in più di una occasione, chiede al sindacato maggiore produttività e minore conflittualità con l'obiettivo condiviso di una crescita generale sul terreno della competitività. Magari anche attraverso deroghe al contratto nazionale di lavoro. La Fiom, a differenza degli altri sindacati firmatari dell'accordo di Pomigliano chiede, invece, l'esplicita applicazione dei contratti. In pratica, relazioni sindacali nel segno di una sostanziale continuità. Posizioni, per ora inconciliabili, e che rischiano di esacerbare ulteriormente i rapporti.

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