Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355



Data: 22/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Parentopoli, in undici verso il processo. Chiesto il rinvio a giudizio per dirigenti regionali e politici. Il pm: concorsi pilotati

I sospetti basati anche su diverse intercettazioni che per i legali sono solo indizi privi di reale valore

L'AQUILA. La Procura tira dritto e chiude definitivamente l'inchiesta sulla presunta parentopoli alla Regione Abruzzo chiedendo il rinvio a giudizio per undici imputati per reati che vanno dall'abuso di ufficio al falso. Intanto il gup del tribunale del capoluogo di regione ha fissato l'udienza nella quale si discuterà il caso. La data è il 20 ottobre. La richiesta di processo è stata inoltrata dal pm David Mancini subentrato al collega Alberto Sgambati passato ad altro incarico.
Le accuse ruotano intorno a casi di presunti favori nei confronti di amici e parenti dei sospettati che sarebbero stati agevolati illecitamente in occasione di concorsi pubblici.
Gli imputati sono Antonio Iovino,, già dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane, finanziarie e strumentali e ora dirigente del settore lavori pubblici, il vice presidente del consiglio Giovanni D'Amico; Nazzareno Fidanza, ex presidente del Parco regionale Sirente-Velino; Franco La Civita, dirigente del servizio Riforme istituzionali e rapporti con gli enti locali della Regione; Rocco Totaro, dirigente medico di primo livello nella clinica neurologica dell' ospedale San Salvatore. Nella vicenda sono coinvolti, inoltre, amici o parenti degli indagati: Rosa Norcaro, familiare di Antonio Iovino; Alessandra Manni, la quale avrebbe ottenuto degli aiuti; Fabio Fidanza, Paolo Cesare Giffi, Sonia Pantoli e Marina Flati.
Le indagini erano state avviate dalla Procura di Pescara, ma gli atti sono stati poi trasferiti per competenza territoriale a quella dell'Aquila. L'episodio principale dell'inchiesta riguarda la riammissione di una candidata Alessandra Manni alla selezione per un concorso pubblico. Secondo l'accusa, Iovino avrebbe riammesso, dopo una prima esclusione, la candidata in maniera illecita. Avrebbe poi consigliato alla donna di presentare una richiesta di riesame dell'esclusione che era però basata su una falsa attestazione. Iovino avrebbe inoltre favorito la Pantoli, rivelando le tracce per la prova di un concorso per assistente amministrativo.
Un altro episodio riguarderebbe agevolazioni in un concorso pubblico di Fabio Fidanza, figlio del presidente del Parco Sirente-Velino Nazzareno, con la collaborazione del consigliere regionale D'Amico, che (secondo l'accusa) avrebbe ottenuto in cambio dei voti. Franco La Civita, (solo omonimo dell'ex sindaco di Sulmona) invece, avrebbe contraffatto su istigazione di Iovino la domanda di partecipazione a un concorso di assistente informatico di Marina Flati, inserendo tra gli allegati la fotocopia di un documento di identità. Giffi e Totaro sarebbero invece coinvolti, sempre insieme a Iovino, in false attestazioni per fatti che riguardano Rosa Norcaro. In cambio Totaro avrebbe ottenuto un incarico provvisorio da primario. Le accuse si fondano soprattutto su intercettazioni telefoniche e ambientali in cui compaiono anche consiglieri comunali di Avezzano, ed ex consiglieri regionali ma nessuno di loro è stato mai indagato. L'inchiesta inizialmente fu avviata dopo una denuncia di un consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Tagliente. Poi gli atti rimbalzarono tra Pescara e L'Aquila. Le indagini, svolte dai carabinieri della sezione di pg della procura aquilana, furono molto complesse e furono passati al setaccio molti concorsi con interrogatori di dirigenti sentiti come persone informate sui fatti.
In quel periodo, poco prima del sisma del 2009, circolarono molte lettere anonime non solo in Regione ma alcune, davvero al veleno, vennero recapitate in redazione. Note nelle quali venivano avanzati sospetti ben maggiori rispetto a quelli poi davvero emersi.
Va anche detto che gli imputati, Iovino in testa, hanno sempre rigettato, sdegnati, qualsiasi tipo di accusa. Come pure va precisato che quasi tutte le indagini su concorsi truccati sono sempre finite in archivio.
Le richieste di processo sono attualmente in fase di notifica. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimiliano Parla, del foro dell'Aquila, Mauro Calore, di Sulmona, Francesco Innocenzi e Roberto Verdecchia di Avezzano i quali sono convinti di smontare i sospetti.

D'Amico (Pd): che stranezza il concorso in voto di scambio

L'AQUILA. Il vicepresidente del consiglio regionale Giovanni D'Amico (Pd) è l'unico politico imputato nell'inchiesta sulle assunzioni clientelari in Regione.
L'esponente del Partito democratico, al momento dei fatti era assessore regionale al Bilancio nella giunta presieduta da Ottaviano Del Turco. Attualmente, oltre al seggio all'Emiciclo, D'Amico riveste la carica di sindaco di Morino in provincia dell'Aquila.
D'Amico si mostra comunque tranquillo sull'inchiesta: «Si tratta della formalizzazione dell'indagine. Abbiamo tutti gli elementi per la difesa. Abbiamo depositato le memorie dal pubblico ministero, nel pieno rispetto delle procedure ci confronteremo in aula».
L'accusa contestata al consigliere D'Amico c'è quella di concorso in voto di scambio.
«Certo si tratta di un reato particolare», commenta l'esponente politico, «perché il voto di scambio è qualcosa di diretto, non vedo come possa farsi in concorso».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it