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Data: 23/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Melfi, i tre operai oggi in fabbrica. Reintegrati dal giudice ma l'azienda li tiene fuori: «Vogliamo lavorare»

E dal Meeting di Rimini Bonanni lancia a Marchionne la proposta di una cogestione "alla tedesca"

ROMA. Più partecipazione dei lavoratori alla vita dell'azienda. A cui affidare poteri di indirizzo e di controllo. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, dal palco di Rimini, dove si è aperta la 31ma edizione del Meeting di Comunione e Liberazione, avanza la sua proposta che rivolge esplicitamente all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne alla vigilia di una giornata calda ai cancelli della Fiat di Melfi, dove oggi si presenteranno i tre operai licenziati e reintegrati dal giudice che il Lingotto non vuole fare entrare.
Tensione a Melfi. Loro si presenteranno alle 13.30, in tempo per cominciare il turno pomeridiano delle 14.00. Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli non ci pensano neppure a restare a casa: «Noi non siamo parassiti, noi vogliamo il nostro posto di lavoro», fanno sapere. Nonostante il telegramma inviato dal Lingotto in cui si dice che «non intende avvalersi delle loro prestazioni», pur garantendo la retribuzione, almeno sino al 6 ottobre quando sarà discusso il ricorso presentato da Torino al Tribunale di Melfi. Un nuovo braccio di ferro, dunque, tra azienda e lavoratori che non manca di creare tensioni. E oggi, ai cancelli della fabbrica ad attendere l'arrivo dei tre lavoratori, ci sarà anche un presidio organizzato dalla Fiom, a cui i tre sono iscritti. Pronto, in caso di blocco, l'intervento delle forze dell'ordine ed, eventualmente, l'azione penale, secondo la linea studiata dai legali della Fiom.
«Il telegramma inviato dalla Fiat è un atto autoritario affrettato, sbagliato e in evidente contrasto con le leggi del nostro Paese», attacca il segretario generale Fiom Maurizio Landini. Al telegramma, la Fiom ha replicato con una lettera di diffida inviata all'azienda in cui si richiama la condotta antisindacale e la responsabilità penale in caso di inosservanza di un provvedimento legale.
A respingere la scelta del Lingotto non è solo la Fiom, anche le altre organizzazioni sindacali - Fim, Uilm e Ugl - si schierano contro la mossa della Fiat. Il decreto «va rispettato», dicono all'unisono.
«Cogestione». Anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, da Rimini, si rivolge alla Fiat: «Si attenga al verdetto dei giudici - dice - diversamente rischia di essere l'altra faccia della Fiom, di rincorrere le sue provocazioni». Poi si rivolge a Marchionne e lancia l'idea di una cogestione alla tedesca. «C'è una cosa che vorrei dirgli e spero che mi risponda», dice e spiega: sulla possibilità di introdurre forme di partecipazione dei lavoratori «se non con il possesso di azioni, almeno nell'indirizzo e controllo, per poter avere accesso ai dati dell'azienda, poter dire cosa va bene e cosa no, e su questo avere poteri». Perchè - è il filo rosso dell'intervento del numero uno della Cisl, il cui riferimento è soprattutto all'esito della vicenda di Pomigliano, con l'accordo senza la Fiom - «l'alternativa all'antagonismo è avere persone consapevoli, che devono avere più potere, devono poter dire la loro. Spero che Marchionne su questo mi risponda», ripete. E se lo stesso Marchionne punta sull'esperienza americana, perchè non esporta il modello partecipativo di Chrysler, chiede Bonanni: «Come giustifica che non abbiamo ancora una partecipazione dei lavoratori, mentre a Detroit la partecipazione c'è?». Il sasso è lanciato.

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