Il premier: «Paradossale la creazione dei gruppi finiani in Parlamento. Verificare coesione della maggioranza»
MILANO - Ripete che il piano in cinque punti presentato nei giorni scorsi non è trattabile: «Non ci faremo logorare in discussioni e negoziati al ribasso» dice. Silvio Berlusconi, in un messaggio ai Promotori della Libertà, rinnova il suo ultimatum ai parlamentari finiani. Allo stesso tempo, il premier invita i suoi a tenersi pronti ad ogni evenienza, anche ad «elezioni entro poco tempo». Perché l'ipotesi di tornare alle urne, magari entro dicembre, non può essere scartata.
GRUPPI FLI PARADOSSALI - Berlusconi spiega innanzitutto che «la creazione di un gruppo autonomo in Parlamento (quello di Fli, ndr) è una iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Popolo della libertà con la scritta "Berlusconi presidente"». Alla luce delle tensioni delle ultime settimane, il leader del Pdl dichiara la necessità di «verificare la coesione e la tenuta della maggioranza che sostiene il nostro governo prima di poter procedere al varo di provvedimenti, che sono provvedimenti molto importanti di realizzazione del programma». «Questa verifica - spiega ancora Berlusconi - sarà centrata su 5 grandi riforme - la giustizia, il federalismo fiscale, la riforma tributaria, il Sud e la sicurezza - che sono le riforme necessarie per ammodernare il nostro Paese e per cancellare ritardi sempre più inaccettabili che colpiscono dei settori nevralgici della nostra vita di tutti i giorni, della nostra vita economica e sociale».
NO A LOGORAMENTI - «È ovvio che qualora la coesione venisse meno anche su uno solo di questi 5 punti, che sono parte integrante del programma di governo - conferma il presidente del Consiglio - non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell'azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l'obiettivo fin troppo scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare.
RITORNO AL VOTO - Berlusconi rifiuta l'ipotesi di eventuali governi tecnici. «Sarebbe un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare, partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse. Noi siamo per il rispetto totale, per il rispetto assoluto della sovranità popolare. Quindi, se il governo eletto dal popolo non avesse più dietro di sé una maggioranza coesa e compatta, che gli consentisse di realizzare quello che il governo stesso ha promesso ai suoi elettori durante la campagna elettorale, la strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano. Chi dice il contrario, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità».
SU FINI E CASINI - Più tardi, conversando con i giornalisti per le vie di Arona, Berlusconi ha commentato anche il duro stop imposto da Bossi a un eventuale rientro di Casini nella maggioranza (eventualità comunque rigettata dallo stesso leader Udc). «Importante è che l'Italia abbia un governo e che il Paese sia governato - ha affermato il premier. - Il resto ha poca importanza». E a proposito di Fini, il capo del governo ha detto di non avere «nessun messaggio da lanciare» al presidente della Camera.