Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 24/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fiat, braccio di ferro sui reintegri: i tre operai in fabbrica senza lavorare. La Fiom proclama un'ora di sciopero e presenta denuncia penale

MELFI - Il badge d'identità dei tre lavoratori Fiat licenziati e poi reintegrati da un giudice sfila come l'olio nel tornello dell'ingresso B dello stabilimento che troneggia dove i calanchi lucani sono già un belvedere verso la Puglia. Alle tredici e trenta in punto, mentre finisce un turno di lavoro e sta per iniziarne un altro, l'applauso segna una vittoria a metà: Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli possono entrare nello stabilimento Fiat, così come avevano chiesto ed ottenuto da un giudice del lavoro, ma non potranno accostarsi alle linee di produzione. Per loro, al di là del gabbiotto blinbato all'ingresso B, c'è una saletta riservata alle attività sindacali dove ogni giorno, e fino al 6 ottobre prossimo quando la Fiat contrasterà in appello la sentenza di reintegro al lavoro, potranno tranquillamente sostare beneficiando anche della retribuzione. L'applauso liberatorio del popolo della Fiat Sata di Melfi, magliette azzurre con scudetto tricolore sulla spalla sinistra, è solo un attimo di ottimismo. Perchè, al di là del gabbiotto, in un ufficio ci sono i tre lavoratori - Barozzino e Lamorte, delagati sindacali Fiom e Pignatelli solo iscritto al sindacato metalmeccanici Cgil - accompagnati dai loro avvocati e dall'ufficiale giudiziario del tribunale di Melfi Francesco D'Arcangelo che deve notificare alla Fiat la sentenza di reintegro dei tre operai licenziati il 14 luglio scorso per aver bloccato - secondo l'azienda smentita poi dal giudice - un carrello robottizzato che riforniva le linee di montaggio. «Ci state prendendo in giro, rispettate la legge e una sentenza» dicono i tre operai. «Abbiamo ripristinato il rapporto con i lavoratori interessati, sia per gli aspetti retributivi, sia per l'agibilità completa dell'attività sindacale. Non ci avvaliamo della prestazione di lavoro? E' prassi consolidata nelle cause di lavoro» dice l'azienda in un comunicato che parte da Torino negli stessi momenti in cui nel gabbiotto del cancello B la tensione sale e la difesa dei lavoratori, assunta dal segretario regionale Fiom della Basilicata, Emanuele De Nicola, sovrasta la voce degli avvocati Fiat.
«Lanciamo un appello al presidente Napolitano - dicono i tre lavoratori - non ci faccia vergognare di essere italiani. Vogliamo solo il nostro lavoro, non vogliamo essere confinati in una saletta distante centinaia di metri dalla fabbrica dove lavorano i nostri colleghi». La Fiat, condannata dsl giudice per condotta antisindacale, replica: «I fatti contestati? Sono comportamenti per i quali indaga la procura della Repubblica di Melfi».
Alle due del pomeriggio il nuovo turno alle linee di produzione della Punto è già iniziato. Un centinaio di lavoratori restano fuori, proclamano un'ora di sciopero mentre i loro tre colleghi di lavoro sono alle prese con la prima contestazione del mezzo rientro in fabbrica. «Faremo denuncia penale» (cosa che poi avviene in serata) r
dice Enzo Masini responsabile settore auto della Fiom che proprio a Melfi, nelle ultime elezioni della rsu aziendale ha registrato un consistente aumento di consensi tra i lavoratori: a fronte di 800 iscritti i sindacalisti Fiom hanno ricevuto 1300 voti di preferenza, primi nello stabilimento. Ma nell'ennesimo giorno del braccio di ferro i lavoratori che entrano in fabbrica danno poca attenzione ai loro colleghi licenziati (un corteo nello stabilimento nelle prime ore del pomeriggio riceverà - secondo l'azienda - una bassa percentuale di adesione, il 5,2% ). In silenzio entrano quelli del nuovo turno. Prova a salutarli, senza ottenere risposta, Francesco Caruso, leader no global anche lui presente al cancello B ma mai consultato, né nominato, dai sindacalisti Fiom.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it