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Pescara, 18/04/2026
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Data: 24/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Il ministro Sacconi d'accordo con Bonanni: la Fiom provoca. Epifani contro Marchionne: «Usa la forza contro i più deboli senza ragione»

ROMA. Il ministro Sacconi sceglie di non pronunciarsi sulla decisione della Fiat di non reintegrare al lavoro i tre operai licenziati, come richiesto dal giudice di Melfi, e parla di «un caso privato» insistendo sulla liceità «delle forme di lotta impropria». Il titolare del Welfare fa comunque sapere di condividere «al 100% quello che ha detto Raffaele Bonanni» che aveva invitato il Lingotto «a non seguire le provocazioni della Fiom» pur chiedendo il reintegro dei tre operai licenziati. Sottolineando che il caso di Melfi «è politico e più ampio» perché riguarda «relazioni industriali», come è successo a Pomigliano, il ministro spiega che nella vicenda Fiat di Melfi coesistono «due piani diversi», quello giudiziario e quello industriale. E' l' occasione per sferrare un nuovo attacco alla Fiom accusata di promuovere «forme di lotta impropria in stile anni Settanta» che tracimano anche in «forme di sabotaggio» perché tali sarebbero il blocco della produzione o «impedire di lavoraare a chi vuol farlo».
Al meeting riminese di Comunione e Liberazione va in scena l'idillio tra Sacconi e Bonanni, una sintonia sottolineata più volte dal titolare del Welfare che copre di lodi il segretario della Cisl definito «leader di un sindacato riformista, partecipativo, cooperativo che esprime vitalità». Rilancia anche un'idea cara al segretario cislino, quella cioè di far partecipare i lavoratori ai risultati aziendali in una sorta di cogestione al riparo dalle conflittualità tra le parti. La formula adottata da Sacconi è quella di «meno stato e più società» in cambio però di una maggiore produttività da parte dei lavoratori. Proposta che non convince Federica Guidi, presidente dei giovani della Confindustria che si dice «scettica». Che invece rilancia con forza per le fabbriche italiane, per la produzione e per l'agibilità interna, il modello cinese e quello indiano. I toni usati da Sacconi e Bonanni, sono però molto diversi da quelli utilizzati da Guglielmo Epifani. Secondo il segretario della Cgil la Fiat «offende la dignità dei lavoratori» e usa la forza «anche quando non ce n'è ragione». Sull'atteggiamento tenuto dall'azienda torinese ieri a Melfi, Epifani lo considera un «accanimento contro i più deboli».
Il reintegro dei lavoratori «deve essere totale» chiede il giuslavorista Pietro Ichino e il Pd si schiera con gli operai. Il responsabile economico Stefano Fassina spiega che «la Fiat dopo Cristo nega la dignità del lavoro e colpisce l'autonomia delle forze sindacali. Il ministro Sacconi utilizza lo slogan meno stato più società per lasciar andare avanti pesanti ingiustizie a danno dei lavoratori». Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, la Fiat «è fuorilegge» perché «rifiuta di applicare le sentenze della magistratura».

L'azienda difende la scelta dei licenziamenti: bloccata la produzione

«Legittime le nostre misure»

ROMA. La Fiat spiega di aver «doverosamente eseguito» il provvedimento di reintegro emesso dal tribunale di Melfi ed è fiduciosa che il tribunale «nel giudizio di opposizione saprà ristabilire la verità dei fatti». In una nota, la Fiat-Sata ribadisce inoltre come «siano pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori licenziati e poi reintegrati dal giudice del lavoro». L'azienda, nell'udienza del 6 ottobre, è comunque convinta «di poter ampiamente dimostrare che il comportamento tenuto dai tre scioperanti fu un volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione e non esercizio di sciopero». Ai tre operai - accusati di aver bloccato un carrello durante uno sciopero - viene contestato di aver «leso la libertà d'imperesa, causato un danno economico e condizionato il diritto al lavoro della maggioranza degli altri dipendenti che non avevano aderito allo sciopero».
Il divieto di reintegrare i tre alla catena di montaggio «ha l'obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa».

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