Il Museo d'Arte moderna di Berlino e poi anche quello di Monaco avrebbero chiesto alla città di Pescara il celebre Huge Wine Glass (o meglio quel che resta dell'opera del maestro Toyo Ito) per alzare il calice dell'arte giapponese nella capitale tedesca o in alternativa, nella capitale della Baviera.
Ma dopo la notizia apparsa sul quotidiano Il Tempo, la preziosa corrispondenza tra la Germania e la torre civica non è ancora saltata fuori. Insomma, non c'è traccia ufficiale della richiesta, nonostante alcuni consiglieri di maggioranza e di opposizione si siano precipitati in Comune, ieri mattina, per scartabellare nel protocollo della segreteria del sindaco, all'Ufficio Gabinetto e nei vari assessorati competenti. Insomma, è un bel giallo.
«Abbiamo depositato la richiesta di accesso agli atti», spiegava ieri sulle scale di Palazzo di città il consigliere del Pd Enzo Del Vecchio.
«Da questa mattina io e l'assessore Antonelli stiamo cercando dappertutto», aggiungeva con un po' di affanno Lorenzo Sospiri. Niente.
In tarda mattinata spuntava un'altra mezza verità: sembra che la richiesta dei tedeschi sia pervenuta davvero ma informalmente, attraverso una semplice e-mail indirizzata a un dirigente del Comune. «Abbiamo controllato anche la posta elettronica di tutti gli uffici - assicurava però Sospiri dopo che si era diffusa anche questa notizia - ma senza trovare traccia della comunicazione».
Comunque sia, l'indiscrezione giornalistica un merito ce l'ha: quello di aver riaperto il dibattito sull'opera voluta dal sindaco Luciano D'Alfonso e implosa 64 giorni dopo la sua collocazione in piazza Salotto, come una sorta di simbolo della maledizione.
Oggi nella giunta Mascia un po' tutti hanno fretta di sbarazzarsi dell'amaro calice: «Se i tedeschi la vogliono davvero ci diano 800mila euro e gliela spediamo a casa in auto», ironizza Sospiri.
In realtà lo Huge Wine Glass è costato alla città 1milione e 100mila euro, in gran parte finanziati dalla Caripe.
La voglia di liberarsi in fretta del cimelio in gabbia si coglie anche nelle parole del vice sindaco Berardino Fiorilli, che non esclude l'ipotesi di un'asta pubblica per appioppare il bicchierone al migliore offerente.
Naturalmente non tutti la pensano allo stesso modo. L'architetto Tommaso Di Biase, ex assessore all'Urbanistica nella giunta D'Alfonso, osserva: «Il museo di Berlino sarebbe un'ottima collocazione per il calice di Toyo Ito ma Pescara ci farebbe una pessima figura, di città provinciale e ignorante». Le alternative? Per Di Biase l'atrio dell'ex Aurum sarebbe il luogo perfetto per ospitare l'opera.
Anche Paola Marchegiani (Pd) invita a volare alto dopo avere esaltato il progetto di piazza Salotto nato sulle tracce del grande Luigi Piccinato: «In questo contesto si inserisce Huge Wine Glass, un'opera d'arte contemporanea di grande significato simbolico, nuova, unica e forse per questo non familiare per alcuni cittadini, propensi per consuetudine a preferire ciò che si conosce».
Già, come un bel giro sul cavalluccio della giostra ottocentesca, che magari ti fa anche girare la testa, ma mai come quella diavoleria venuta dal Sol Levante.