Presule aquilano tra fede e politica Caso-Fini: vicenda complessa, non si può fermare un treno lanciato in corsa
L'AQUILA. «Se aspetto Berlusconi? No. Noi, come Chiesa aquilana, aspettiamo il cardinale Kasper. Tuttavia, se tornasse a farci visita sarebbe ben accetto. E l'indulgenza, alle condizioni previste, è possibile anche per lui». L'arcivescovo Molinari, poi, affonda. «Manca dall'Aquila da sette mesi? È vero, ma non è che gli aquilani siano stati troppo grati nei suoi confronti». Di più, cioè di come avrebbero dovuto esser grati, Molinari non dice. Parole destinate a scatenare una nuova bufera.
GRATITUDINE. Forse coi pullman di sfollati plaudenti che chiese Verdini? Forse con una vittoria ancor più schiacciante di quella che ha incoronato Antonio Del Corvo (Pdl) alla presidenza della Provincia? Non si sa. Questo Molinari non lo dice. A margine della conferenza stampa per la cantata sacra «Cantico di Perdonanza, Cantico d'Amore», il presule aquilano, di fronte alla domanda sulla probabile visita di Berlusconi alla Porta Santa, si lascia andare anche a riflessioni politiche, bacchettando persino «Famiglia Cristiana» e invitando i veri cristiani a non essere «giustizialisti», anzi a fare «meno denunce e più proposte».
BERLUSCONI. Berlusconi sì, Berlusconi no. Un anno dopo, stavolta in Curia non ci sono cene di gala da organizzare, col rigidissimo protocollo della Segreteria di Stato, per l'incontro tra il premier, il cardinale Bertone e gli 11 vescovi d'Abruzzo e Molise (più l'allora futuro ausiliare D'Ercole) molti dei quali erano profondamente contrari alla cena. Anche se non tutti, poi, vollero ammetterlo in pubblico. La famosa cena del disgelo, per riavvicinare le due sponde del Tevere dopo la bufera sul direttore di Avvenire Boffo «impallinato» dal Giornale di Feltri, naufragò dopo la rinuncia del premier a venire all'Aquila il 28 agosto 2009. Oggi, a un anno di distanza, Berlusconi potrebbe tornare. Lo stesso sindaco Cialente dice che «non so se sarà possibile, per motivi di sicurezza. Sarei contento se venisse Letta». Il dilemma, comunque, verrà sciolto poche ore prima di sabato. Molinari non se ne fa un problema. Anche se attribuisce la diserzione del premier in questi 7 mesi (dal passaggio di consegne del 29 gennaio) anche al fatto che «gli aquilani non è che siano stati troppo grati con lui».
COMUNIONE SÌ O NO? Quanto al dibattito dello scorso anno, quando il portavoce don Claudio Tracanna disse che, in quanto divorziato risposato, il premier non avrebbe potuto accedere alla comunione, Molinari si schiera col vescovo Fisichella. «Nessuna eccezione, la Chiesa non cambia idea. Essendosi separato dalla seconda moglie, con la quale era sposato civilmente, è tornato a una situazione, diciamo così, ex ante».
FINI E LA CARROZZA. Sollecitato a intervenire, poi, su temi politici con un parallelismo rispetto all'anno scorso (bufera-Boffo, bufera-Fini), Molinari fornisce un'originale e personalissima chiave di lettura della crisi in atto. Però senza mai pronunciare i nomi dei protagonisti principali, Berlusconi e Fini. «È una cosa complessa, bisogna tenere conto di tanti aspetti. Non penso che quello che è successo l'anno scorso di questi tempi sia paragonabile a quello che accade oggi. Il caso politico è complesso. C'era una maggioranza che stava andando avanti in forza di un programma votato dagli elettori. Se poi tutto questo s'intoppa, di chi è la colpa? Pensiamo a un treno che viaggia spedito verso una direzione. Se in una carrozza ci sono viaggiatori che cominciano a fare discorsi diversi rispetto a quelli che erano stati fatti all'inizio, a voler cambiare direzione, allora si blocca tutto».
SE CADE SONO GUAI. Una metafora, quella del treno, che serve a Molinari per arrivare a concludere che «se cade questo governo la ricostruzione della nostra città è destinata a diventare un guaio ancora più grande». L'arcivescovo, poi, noto picconatore di politici, allarga il discorso arrivando a bacchettare «Famiglia Cristiana» che aveva preso di mira «la classe dirigente incapace, immorale, che pensa solo a sé stessa». «Sono d'accordo col vescovo di San Marino», aggiunge Molinari. «Il vero cristiano non è mai giustizialista. Oltre alle denunce bisogna fare anche delle proposte, anzi bisogna fare più proposte e meno denunce. E dare una speranza anche a chi ha sbagliato. Il compito della Chiesa è invitare la gente a cambiar vita. Questo significa fare Perdonanza». Vale per tutti? «Sì, per tutti. Da Berlusconi a ciascuno di noi».
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