L'AQUILA - Dalle associazioni di categoria del commercio arrivano notizie allarmanti per l'Abruzzo: i centri studi nazionali di Confcommercio e Confesercenti svelano una regione dall'economia in pesante affanno. E Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell'Italia dei Valori, commenta: «Se autorevolissimi centri studi propongono questa situazione, allora associamo a Chiodi un sub commissario per l'economia. Una misura che si aggiungerebbe al sub commissariamento di Chiodi nella sanità, prima, e nella ricostruzione dell'Aquila, dopo, come proposto da Berlusconi. E' dall'inizio dell'anno che le più importanti associazioni di categoria della nostra Regione stanno lanciando allarmi preoccupanti sul calo dell'occupazione, sulla riduzione della produttività e dei consumi, sulla diminuzione del livello di reddito pro capite e sulla mortalità delle piccole aziende. A loro Chiodi non può rispondere accusandoli di usare argomentazioni strumentali e faziose come fa con noi dell'opposizione. Con la situazione che sta vivendo l'Abruzzo, Chiodi non può più continuare a nascondersi dietro l'alibi della crisi internazionale e del terremoto».
Per Enzo Giammarino, direttore regionale di Confesercenti, «circa duemila piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dell'artigianato e dei servizi potrebbero chiudere i battenti entro l'anno in Abruzzo: fra queste, almeno cinquecento negozi, circa trecento attività artigianali dell'indotto metalmeccanico e del tessile e non meno di quattrocento aziende agricole. In tutto sono a rischio i posti di lavoro di circa 3.900 persone. Sono numeri pesanti come macigni, che rischiano di indebolire un tessuto produttivo già estremamente provato. Nel mondo delle imprese la preoccupazione cresce, nel turismo si sta concludendo una stagione estiva penalizzata dalla vicenda del fiume Vibrata. Nel commercio i saldi hanno consentito di recuperare qualcosa, ma poco. L'edilizia stenta, e se l'industria metalmeccanica non si rimetterà in moto nel Sangro la crisi si aggraverà. Per questo ci aspettiamo un settembre non facile».
Per Celso Cioni, direttore di Confcommercio per la provincia dell'Aquila, «una lunghissima marcia indietro negli ultimi due decenni è riuscita a trasformare l'Abruzzo da regione modello di sviluppo economico a fanalino di coda delle regioni italiane quanto a Pil prodotto. Il processo di scivolamento ormai strutturale in direzione del profondo Sud ha iniziato a manifestarsi da almeno cinque anni e, finora, sia chi ha responsabilità istituzionali in primis, che la cosidetta classe dirigente abruzzese nel suo complesso, ha sottovalutato i segnali negativi confermati dall'indagine nazionale di Confcommercio. Se poi si andasse ad approfondire tali risultanze e a scomporle per le quattro province, emergerebbe ancora più evidentemente il disallineamento tra le zone costiere e quelle interne, nelle quali i dati di Pil ed occupazione sono da brivido ancor prima degli effetti del sisma che, certamente, avrà ulteriormente aggravato il già drammatico quadro. Sarebbe ora di far suonare le sveglie e di uscire da queste lungo torpore per rimboccarci le maniche, nessuno escluso, e ritrovare insieme la via dello sviluppo interrotto».