RIMINI - Famiglia Cristiana ha tirato fuori l'artiglieria pesante: «La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Berlusconi, però, si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro formalismo». Dalle ultime bordate fino a quest'ultima è un crescendo rossiniano. Stavolta si tratta di un editoriale firmato da Beppe del Colle che accusa, nemmeno troppo velatamente, il Cavaliere di essere una specie di dittatore, uno che non rispetta la Carta, i sacrosanti principi della nostra Repubblica e si accanisce contro tutti coloro che lo criticano, come del resto è avvenuto l'anno scorso di questi tempi con il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo bersagliato fino a costringerlo alle dimissioni dal Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi). «Il berlusconismo sembra avere fatto una regola: se da un lato promette alla Chiesa di appassionarsi, soprattutto coi suoi atei devoti, all'embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni. Il metodo Boffo, chi dissente va distrutto, è fatto apposta». Nonostante la nostra architettura istituzionale sia stata pensata «per garantire sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole», il Premier riesce aggirare l'ostacolo «avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione». Se non è un anatema poco ci manca. Nei mesi scorsi erano stati pubblicati editoriali più o meno critici, ma mai di questo tenore. La cosa non passerà inosservata e potrebbe avere ripercussioni all'interno della Chiesa se, come è già accaduto anche in passato, ai vertici della Cei e della Segreteria di Stato arriveranno lamentele da Palazzo Chigi. Il cardinale Bertone a suo tempo, pare abbia fatto sapere ai suoi interlocutori che il settimanale dei Paolini ha una propria linea editoriale e non è minimamente equiparabile nè all'Osservatore Romano o all'Avvenire.
La denuncia di Famiglia Cristiana ha immediatamente fatto increspare le acque e spaccato in due il mondo politico tra i difensori del giornale e della libertà di espressione, e chi si interroga perplesso sui motivi che spingono Famiglia Cristiana a seminare zizzania in casa cattolica. Dal Meeting di Rimini, Maurizio Lupi, vice presidente della Camera (abbonato a Famiglia Cristiana e da ragazzo persino venditore door to door del settimanale «per conto del suo parroco») si è lamentato della deriva. «Più che ispirato a valori cristiani, è un giornale mosso da sentimenti qualunquisti e antigovernativi a prescindere. Pare una fotocopia dell'Unità». Le reazioni negative da parte del Pdl sono state immediate e numerose. Bondi ha espresso sconcerto e disgusto per l'assenza di stile, il ministro Sacconi ha constatato la faziosità del direttore don Sciortino, mentre il sottosegretario Giovanardi è andato giù duro: «Faziosi, bugiardi e in mala fede. Vergogna». Di segnale contrario il coro dei difensori. Per Boccia, capogruppo del Pd alla Camera, si tratta di un segnale chiaro: i berlusconiani non ammettono il dissenso. «Come non facciamo ad allarmarci di fronte a tutto questo?», dice l'ex magistrato, ora eurodeputato dell'Idv, de Magistris, certo di trovarsi di fronte ad una aggressione tribale mentre il senatore Roberto di Giovan Paolo ha sintetizzato: «E' ovvio che un capo azienda non ammetta un regime democratico».