Sciopero sì, sciopero no. Mentre i sindacati minacciano di fermare le navi Tirrenia gli ultimi due giorni di agosto se l'incontro con il governo non verrà anticipato (attualmente è stato fissato per il sei di settembre), sono alcuni lavoratori della compagnia di navigazione a prendere posizione. «Noi lavoratori siamo convinti che questo sciopero selvaggio danneggi soltanto la nostra situazione attuale» e «comunichiamo ai passeggeri Tirrenia di non preoccuparsi, noi garantiremo il servizio». A scriverlo sono i marittimi di quattro navi Tirrenia in una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli e ai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti in relazione allo sciopero del 30 e 31 agosto. I circa 300 lavoratori dei traghetti Athara e Bithia (in servizio da Genova a Porto Torres con tre corse al giorno) e Sharden e Nuraghes (in servizio da Olbia a Civitavecchia con tre corse al giorno) scrivono: «Pur conoscendo le nostre sofferenze e preoccupazioni di perdere il posto di lavoro, diritto sacrosanto della nostra Costituzione Italiana, siamo persone a posto. L'incontro con il Governo - concludono - è fissato per il 6 settembre prossimo, sperando che finalmente si prenda una decisione seria nei nostri riguardi. Se questo non avverà - avvertono infine - i lavoratori si faranno sentire». Il destinatario sembra aver ricevuto il messaggio: «Apprezzo molto la lettera inviatami da 300 lavoratori di Tirrenia che hanno deciso di non scioperare - commenta Matteoli - Ribadisco che il governo farà il possibile per non deludere le loro aspettative. Auspico che anche gli altri lavoratori di Tirrenia dimostrino lo stesso senso di responsabilità, evitando irreparabili disagi ai viaggiatori e nocumento all'immagine dell'Azienda e del Paese». Intanto il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci rimane preoccupato: «Chiediamo l'applicazione rigorosa delle norme vigenti per i servizi essenziali senza escludere il ricorso alla precettazione del personale. In un periodo come questo l'interruzione dei collegamenti con la Penisola rappresenterebbe un grave danno all'economia e all'immagine della Sardegna».