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Data: 26/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
I vescovi con Napolitano e contro la Fiat. «E' contro l'etica». Raffaele Bonanni «Non strumentalizzare le parole di Napolitano, devono valere anche per la Cgil»

I tre lavoratori hanno ringraziato commossi il presidente La Fiom presenta una nuova denuncia

ROMA. I vescovi stanno dalla parte di Napolitano e degli operai di Melfi: la Fiat «nega la dignità del lavoro» accusa monsignor Bregantini responsabile dei problemi sociali della Cei. Per la Confindustria invece il Lingotto «è in linea con la legge e con la prassi».
I tre operai reintegrati al lavoro e che la Fiat non vuole riammettere alla catena di montaggio, si sono presentati ai cancelli dello stabilimento di Melfi. «Non entreremo neanche oggi ma staremo qui ogni giorno» hanno detto ai cronisti e ai compagni di lavoro. Il primo pensiero dei tre è di soddisfazione per l'appoggio del presidente Napolitano: «Provo ancora una sensazione bellissima al pensiero che ha risposto alla nostra lettera. Lo ringraziamo profondamente e speriamo che il suo intervento serva a sbloccare questa vicenda» spiega Antonio Barozzino. Intanto i legali della Fiom hanno depositato alla Procura di Melfi alcuni atti ad integrazione della denuncia penale presentata lunedì. Per l'azienda invece «non è possibile per il magistrato che ha pronunciato il decreto intervenire nuovamente su un provvedimento già emesso».
Nella battaglia di Melfi scendono in campo i vescovi a sostegno delle parole di Napolitano che aveva sollecitato la Fiat a reintegrare i dipendenti e riaprire il confronto. «L'intervento del presidente Napolitano è stato nobilissimo, rapido, incisivo e luicido» dice monsignor Bregantini, presidente della commissione per i problemi sociali della Cei. La Fiat «nega la dignità del lavoro» e deve «obbedire alle sentenze e questo implica non solo un aspetto formale ma etico» e l'azienda sta compiendo proprio un «errore etico».
Mentre la Fiat annuncia per lo stabilimento di Melfi due settimane di cassa integrazione, il segretario del Pd Bersani la sollecita ad accogliere il «senso profondo dell'appello del presidente Napolitano. Il richiamo cioè a un confronto pacato e serio sull'evoluzione delle relazioni industriali nel contesto del mercato globale». Il leader del Pd chiede che dalla Fiat debba venire «una parola di disponbilità senza attendere mesi».
Non ha dubbi invece Emma Marcegaglia schierata al fianco di Marchionne nel chiedere di «cambiare radicalmente le relazioni industriali». Le scelte fatte dal Lingotto, impedendo il rientro al lavoro dei tre operai licenziati e reintegrati, «non sono in disaccordo con quanto deciso dal giudice. Bisogna considerare e rispettare i diritti dei tre lavoratori ma anche di quelli degli altri che volevano lavorare durante uno sciopero e i diritti dell'impresa». Sulla scia dell'accordo separato di Pomigliano, la Confindustria chiede di cambiare le relazioni industriali «non in un modo cinese come qualcuno dice, ma guardando esempi come la Germania». Solo così, conclude la Marcegaglia, si può avere un futuro industriale «e non guardare sempre al passato». Un tema, quello delle regole globali, che «vale per tutti, anche per Napolitano».
Raffaele Bonanni, segretario Cisl, chiede di «non strumentalizzare le parole di Napolitano» che devono valere «anche per la Cgil». Per Fava di Sinistra e Libertà c'è ancora «un'Italia delle regole» mentre Marchionne, dice De Magistris (Idv), «attenta alla democrazia».

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