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Data: 26/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Senatùr: non si apre a Casini. Cicchitto: ora verifica seria con i finiani. Intesa Berlusconi-Bossi: niente elezioni, il governo va avanti senza soccorsi esterni

ROMA - «Si va avanti così, ma senza Casini». Questa la prima scarna dichiarazione di Umberto Bossi quando ha lasciato l'atteso vertice nella villa del Cavaliere sul lago Maggiore, in cui si è affrontato il tema dell'eventuale allargamento della maggioranza all'Udc o del ricorso - insistentemente richiesto dalla Lega - al voto anticipato. Nelle sette parole del Senatùr l'ammissione, se non di una sconfitta, di una battuta d'arresto, per quanto riguarda la richiesta di elezioni addirittura entro dicembre o a inizio 2011. Ma, insieme, l'affermazione di essere riusciti a tenere fuori dal recinto della maggioranza l'Udc, ultimamente assai corteggiata dagli uomini del Cavaliere.
Interrogato dai giornalisti all'esterno della villa sull'improvvisa evaporazione del tema più caldeggiato dalla Lega, cioè quello delle elezioni, il leader del Carroccio ha laconicamente soggiunto: «No, al momento, non se ne fa niente». Dove l'inciso temporale "al momento" sembra voler salvare, agli occhi del mondo, mettendola in riserva, la "ferrea" determinazione dei Lumbard di andare allo show down elettorale. A cercare di allontanare l'impressione di una marcia indietro anche un altro leghista di spicco reduce dal vertice come Roberto Calderoli: «Non abbiamo mai auspicato elezioni, le avremmo subite». Ha detto il ministro della Semplificazione, «però - ha aggiunto, sottolineando il veto del Carroccio all'allargamento della maggioranza al centro - è chiaro che il momento in cui non c'è una maggioranza, non vai a cercarne un'altra fuori. Altrimenti diventa prima Repubblica». Determinato a non accreditare cambi di rotta nella strategia leghista sull'obiettivo elezioni, Calderoli aggiungeva: «Abbiamo denunciato un pericolo. Per tutto il mese ho ripetuto di aver parlato con Ronchi per potere incontrare Fini dopo la ripresa per un confronto sui contenuti. Perché - ha osservato il ministro - se vogliamo le riforme si deve passare da un discorso individuale e di partito a un discorso nell'interesse di tutti». Ultimo tra i leghisti a intervenire sull'argomento il governatore della Regione Piemonte, che ha inteso precisare: «Noi non chiedevamo le elezioni a tutti i costi. Bossi ha detto: o questa maggioranza ha i numeri per governare oppure si va al voto. Un'alternativa non è possibile. La gente non vuole pasticci, non vuole cose poco chiare. E per noi non c'è spazio per cose poco chiare».
E della "chiarezza", almeno interlocutoria, fatta al vertice di Villa Campari - cui hanno partecipato oltre a Berlusconi, il ministro Tremonti, il coordinatore del Pdl Verdini e l'avvocato del premier Ghedini, con la rappresentanza della Lega costituita da Bossi, dai ministri Calderoli e Maroni, dal governatore Cota e dal capogruppo al Senato Bricolo - sembra compiacersi Fabrizio Cicchitto: «Dalla riunione di Berlusconi con la Lega - afferma il capogruppo pdl alla Camera - emerge l'intento positivo di continuare a governare tenendo conto del voto del 2008 e dei gravissimi problemi che si ripropongono a livello dell'economia internazionale». A questa premessa Cicchitto accosta il delicato tema del rapporto con i finiani in Parlamento, osservando che «i cinque punti programmatici recentemente proposti costituiscono la materia di una duplice verifica parlamentare: quella che deve avvenire attraverso una mozione, e quella che si estrinsecherà attraverso la presentazione di conseguenti disegni di legge». «A questo punto - è la conclusione del presidente dei deputati del Pdl - si vedrà il senso di responsabilità dei finiani, ferma rimanendo l'esistenza di significative valutazioni politiche diverse su una serie di questioni. In questo contesto - sottolinea infine Cicchitto, tenendo vive le aperture di questi giorni nei confronti del partito di Casini - l'Udc rimane all'opposizione, ma certamente si deve prendere atto che essa ha un'impostazione assai diversa da quella dell'Italia dei Valori e del Pd e che ciò potrà consentire la convergenza su alcuni temi molto significativi».
A chiosare i risultati del vertice di ieri, interviene anche il portavoce del premier Paolo Bonaiuti: «Berlusconi - dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - è soddisfatto, come sempre non poteva mancare l'accordo con Bossi e con la Lega».

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