PESCARA - Dopo oltre vent'anni la Regione Abruzzo indice un concorso interno per "specialista amministrativo". Una bella notizia nell'era della meritocrazia, avviata dal presidente Gianni Chiodi, penserete. Solo che il bando in questione penalizza i dipendenti regionali laureati a favore dei diplomati. Sarà una svista dei dirigenti? Chissà, il rischio che l'assessore al Personale Federica Carpineta si ritrovi a far fronte ad un mare di ricorsi, però, non è da escludere. Molti dipendenti regionali sono già sul piede di guerra.
Il concorso mette a disposizione quarantuno posti per un plotone di 600 potenziali candidati, che sognano da tempo un avanzamento di carriera. I requisiti sono una laurea o un diploma di scuola superiore, oltre all'anzianità di servizio di almeno tre anni per i laureati e di sei per i diplomati. Le prove da superare sono tre, due scritte (quiz a risposta multipla e un atto amministrativo) e una orale. Chi è più bravo nelle prove, e ha i punteggi più alti in base ai requisiti (il limite massimo è di 50 punti), prende il posto.
Tutto normale. Cosa c'è di strano? Ve lo diciamo noi. Nella griglia dei titoli valutabili, articolo 8 del bando, c'è un'anomalia che farà discutere: chi è in possesso di una laurea con 110 o 110 e lode acquisisce 5 punti. Chi invece ha solamente il diploma di scuola superiore, con il voto massimo (60/60: si parla della vecchia scala di valutazione, non quella attualmente in vigore negli esami di Stato, trattandosi ovviamente di candidati che si sono diplomati con il vecchio sistema) di punti ne prende 6. E il punteggio superiore assorbe il punteggio minore. Non solo: i laureati con voto inferiore al 100 non hanno nessun punto, mentre i diplomati con una votazione tra 42 e 44 ne hanno almeno 1.
Incredibile, ma vero. Tradotto, in Abruzzo -nel 2010- vale più un diploma con una votazione bassa che una laurea di qualsiasi facolta universitaria con un voto che va dal 99 in giù. All'articolo 16 c'è anche un altro errore: «la stipula del contratto di lavoro a tempo pieno e determinato avverrà successivamente alla presentazione dei documenti», dice l'articolo.
Stando a questo bando di concorso, comunque, la Regione Abruzzo sembra voler lanciare un bello spot pubblicitario contro le università: per la serie "i diplomati non passano mai di moda". Ovviamente, essere in possesso di una laurea non vuol dire sempre essere più capaci dei diplomati. Ma il fatto che addirittura questi ultimi siano tenuti in considerazione più dei secondi, lascia perplessi. Soprattutto se si pensa all'esercito di laureati, under 40, che navigano a vista in questa regione alla ricerca di un lavoro.
A rendere ancora più anomalo il prossimo concorso interno per "specialista amministrativo" (garantisce un trattamento economico di 1.763 euro mensili più tredicesima e indennità di comparto di 51 euro) è il punteggio massimo che si può accumulare con gli anni di servizio: 23, che equivalgono a 23 punti. Così, un dipendente regionale in servizio da 25 anni avrà gli stessi punti di un collega che lavora con lui da 23. Mettiamoci, poi, giusto per fare un esempio limite, che il dipendente con 25 anni di servizio abbia una laurea con 110 e lode. Gli spetteranno 28 punti (23+5). Al vicino di scrivania con 23 anni di servizio e un diploma qualsiasi di scuola superiore con 60/60, toccheranno invece 29 punti (23+6).
Per farla breve e semplificare il discorso: se due dipendenti concorrono e, con i loro titoli, aspirano al punteggio massimo di 50, solo quello diplomato potrà arrivarci. Il laureato si fermarà a 49. Strano, nell'era della meritocrazia.