Giuliante (Pdl) «Ok l'emergenza Ora serve il resto» Trasatti (Cgil) «Nessun grazie»
L'AQUILA. «Noi ingrati? Non è vero». Il vescovo bacchetta i suoi concittadini che trovano in Cialente il primo difensore. Il giorno dopo le esternazioni politiche del presule («Berlusconi manca da troppo tempo, ma non è che gli aquilani siano stati troppo grati nei suoi confronti»), il dibattito divide la città.
CIALENTE. Per il sindaco e vicecommissario «le persone stanno reagendo di volta in volta a quello che sentono e vivono. Ci sono stati dei momenti in cui anch'io ho ricevuto critiche che non ritenevo giuste ma non per questo ho preso cappello. Le cose che non vanno si dicono, tutto qua».
DEL CORVO. «Non si tratta d'ingratitudine. Tra Berlusconi e gli aquilani è solo un fatto d'incomprensioni», sostiene Antonio Del Corvo (Pdl), uno dei beneficiari della gratitudine di quanti, col loro voto, l'hanno eletto alla presidenza della Provincia. «In città vinse la Pezzopane, ma non è questo il problema. Le incomprensioni sono nate da situazioni create ad arte di chi fa politica per strumentalizzare la gente per obiettivi personali. Se parlassero tra di loro, Berlusconi e gli aquilani, si chiarirebbero. Se si distrae l'interesse del governo si perde di vista la ricostruzione, ma non credo che questo avverrà. Qualcuno, a Roma, è molto più intelligente dei politici locali. La riunione di fine luglio voluta da Berlusconi la dice lunga. Lui e Letta pensano all'Aquila. Cicchetti vicecommissario? Rafforzamento necessario, è una figura adatta allo scopo».
BENEDETTI. Per il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti «non mi sembra che gli aquilani siano ingrati. Siamo gente che sa far valere i propri diritti e che l'ha dimostrato con la manifestazione di Roma e un atteggiamento dignitoso, ma non fesso. È un popolo, il nostro, che ha affrontato quello che nessun altro, finora, ha subìto in Italia. Quindi, altro che ingrati. I miei concittadini saranno capaci di fare anche altro. Un popolo pronto a far valere i suoi diritti in ogni modo. La frase di Molinari? Ho stima del vescovo. Va intesa nel senso migliore e più benevolo».
GIULIANTE. «Berlusconi», sostiene Gianfranco Giuliante (consigliere regionale Pdl), «si è dato il compito di risolvere prima dell'inverno il problema emergenza e, in questo senso, ha fatto una delle operazioni più riuscite al mondo. Finita questa fase, il rapporto col territorio è diventato meno sistemico, sennò sarebbe diventato commissario all'Aquila e non presidente del Consiglio. Gli aquilani gli sono assolutamente grati per quanto fatto in quella fase. L'importante, ora, è che non s'interrompa il rapporto col governo per le ulteriori necessità della ricostruzione. Non esiste al mondo ente locale così strutturato che abbia possibilità di dare risposta a un problema così vasto. Sulle grandi questioni la città va coinvolta nel suo complesso. Tuttavia, dev'esserci un rapporto continuo col governo, che deve tornare a occuparsi dell'Aquila».
TRASATTI. Per il segretario provinciale Cgil Umberto Trasatti «quello di Molinari è l'atteggiamento di chi è schierato politicamente e, addirittura, confonde i diritti coi favori. Ed è grave che lo dica un vescovo. Con tanti problemi che ci sono, ci si preoccupa che non si ringrazia abbastanza. Persino dalle parole del vescovo emerge il fatto che i cittadini anziché rivendicare i diritti devono ringraziare chi fa interventi dovuti. È inaccettabile che questo input venga dalla Chiesa, un'istituzione. Il lavoro langue, non c'è accenno di ripresa, la disoccupazione è elevatissima, non ci sono interventi tangibili e stiamo a discutere se dobbiamo ringraziare o meno. È assurdo».
MAROTTA. «Ha ragione l'arcivescovo», afferma Roberto Marotta (presidente fondazione Carispaq). «Andata via la Protezione civile siamo caduti nell'oblio e nell'incapacità amministrativa di risolvere i problemi, che già esisteva e che si è notevolmente aggravata. Se non andiamo rapidamente alla riapertura del centro perdiamo la città e una generazione. Occorre un'evoluzione positiva e rapida per superare ostacoli e ritardi. Bisogna razionalizzare i problemi, fare scelte prioritarie come la strategia urbanistica. Le manifestazioni di alcuni sconsiderati hanno fatto allontanare le istituzioni. In eventi del genere non si può risolvere tutto. Ci sono stati errori, sì, ma nell'emergenza si sono avute risposte rapide ed efficienti. Le critiche a Berlusconi e a Letta sono ingrate. E sarebbe il meno. Allontanano il governo dall'attenzione che merita la città».