Treu: un lapsus gravissimo parlare di "lusso" quando si tratta di salvare vite
ROMA «Le parole del ministro Tremonti sono un lapsus gravissimo. Le smentisca immediatamente. Se per il ministro dell'Economia e per questo governo salvare delle vite è un lusso, allora abbiamo superato ogni limite». Lo ha detto il senatore del Pd Tiziano Treu, commentando le dichiarazioni di Tremonti dal palco del Berghem Fest ad Alzano Lombardo, sulle «regole inutili» come quelle sulla sicurezza sul lavoro poiché «robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci».
E Tremonti a sua volta corregge, cambia rotta e prova a replicare. «Cinque parole cinque dette a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa hanno fornito occasione per una polemica che mi sembra un po' eccessiva. Cerco di esprimere, a questo punto usando più di cinque parole, il mio pensiero. La sicurezza sul lavoro è una irrinunciabile conquista della civiltà occidentale. L'eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità».
In Europa, prosegue il ministro «è sempre più evidente il problema dell'eccesso di burocrazia imposto alle imprese. È per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less regulation e better regulation. La legge 626 che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, non fa eccezione. Nel suo caso si deve distinguere tra effettiva tutela della sicurezza sul lavoro, che è fondamentale, ed eccessiva burocrazia che è quasi demenziale». In ogni caso, per Tremonti, «le regole pensate in Europa per la grande industria sono fondamentali ed inviolabili. Ma un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale impresa caratteristica dell' economia italiana. È qui che l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell'assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche. Ciò che è stato paradossale in Italia è l'estensione parossistica alla minima impresa di regole che poco o niente hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento. Forse, anzi senza forse, di questo tipo di regole-costi si può fare a meno senza mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori.La concorrenza con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma evitando, dove è possibile, di farci del male da soli. Tra l'altro, si ripete, un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche un'apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia». Poi una ?stoccatà politica: «È anche perchè non capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e fatalmente dalla realtà». Tremonti termina spiegando che «su questi temi sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu, che è stato mio professore di diritto del lavoro, e con Cesare Damiano, per la sua esperienza di governo. Mi permetto di suggerire anche una sede per il dibattito: quella degli artigiani di Mestre». Damiano, citato da Tremonti, aveva commentato l'uscita del ministro ad Alzano con un secco: « «Francamente, il modello cinese dei diritti del lavoro che il ministro Tremonti pare vorrebbe prendere riferimento, non ci convince»..