"Passare dall'essere l'ultima regione del Centro-Nord alla prima del Sud non è risultato da sbandierare". Basterebbe già questo, secondo Paolo Castellucci, segretario provinciale Cgil, per smontare l'ottimismo espresso nei giorni scorsi dall'assessore regionale allo sviluppo economico Alfredo Castiglione (leggi l'articolo). Ma lui, che da Pescara guarda alla crisi che continua a percorrere il modello-Abruzzo, va oltre, e mette al centro della discussione la foto di una regione in progressivo declino: è da qui che si deve ripartire, per progettare il futuro, superando la logica emergenziale. "Se Castiglione si appresta ad affrontare i problemi dell'Abruzzo con analisi che tendono a dimostrare che la nostra regione ha raggiunto un risultato positivo essendo la prima del Mezzogiorno, c'è da essere veramente preoccupati -avverte Castellucci-: o è realmente convinto di quello che dice, e quindi ci troviamo di fronte a chi non conosce i dati di una crisi esponenziale che percorre l'Abruzzo da diversi anni e che si va accentuando; o siamo di fronte a chi si lascia andare a una propaganda inutile". Ed ecco l'affondo: "Siamo di fronte a una classe dirigente che non ha consapevolezza della gravità della situazione e, di conseguenza, è incapace di determinare le priorità per un rilancio economico e sociale". Per dare la sveglia, Castellucci espone la fotografia di una provincia e una regione in retromarcia, appoggiandosi al report 2009 del Cresa diffuso nelle scorse settimane: "La nostra regione ha fatto registrare nell'ultimo anno la contrazione del Pil più pesante di tutte (-7%), la ricchezza procapite si è ridotta del 7,5%, a fronte di un calo medio nazionale del 5,6%. E c'è poco da essere ottimisti: nel 2010 la ripresa sarà molto modesta (0,3%) inferiore alle stime nazionali (0,8%)". Sotto la lente d'ingrandimento, l'emorragia occupazionale: 24mila posti persi nella regione (5mila a Pescara), con un tasso di occupazione passato dal 59% del 2008 al 55,7% del 2009, e disoccupazione in aumento già dal 2007 (dal 6,2% all'8,1% del 2009), ancor peggio quella femminile (10,5%). Prendendo come termometro Pescara, l'autunno si annuncia caldo: "Molte aziende pescaresi esauriranno gli ammortizzatori sociali -avverte- e nell'industria già assistiamo ai segnali di delocalizzazioni, con i casi Matex, Abb, Bianchi. E' necessario programmare piani industriali; per il polo chimico di Bussi bisogna procedere alla bonifica". Ma nell'emporio-Pescara, anche il commercio ha subito i contraccolpi. "Abbiamo già perso 500 posti di lavoro, solo con i casi Pozzolini e Conforama -dice Castellucci-;i piccoli negozi continuano a soffrire dell'eccessiva concentrazione di grande distribuzione che peraltro alimenta sacche di precariato". Una sterzata va data anche nel turismo: "Nel 2009 negli alberghi di Pescara c'era stato un decremento del 16% di presenze turistiche", dice Castellucci. Sos anche sul fronte sociale e sanitario: in Abruzzo, tra il 2006 e il 2008, si è registrata una media di infortuni sul lavoro di 5.679 ogni 100mila addetti (4.597 il valore italiano). Ancora: "Si sta procedendo a una riorganizzazione dei servizi e della spesa sanitaria seguendo la logica dei tagli, senza alcun confronto e prescindendo dai bisogni -dice Castellucci-: secondo l'Istat, tra il 2005 e il 2008 in Abruzzo c'è stata un'incidenza superiore alla media italiana delle malattie croniche, consumo di farmaci psicotici, demenza senile, che richiederebbero più servizi nei territori".