Contestate 170 promozioni interne. Pronto un ricorso al Tar
L'AQUILA. E' rivolta contro le 170 promozioni del personale della giunta regionale. Dopo le dure critiche del centrosinistra, scendono in piazza i dipendenti regionali di tutte le categorie contro il percorso voluto dall'assessore al personale Federica Carpineta.
Nei prossimi giorni, i dipendenti presenteranno un maxi ricorso al Tar per chiedere la revoca delle selezioni basate sui titoli e l'anzianità di servizio previste nei bandi per le cosiddette progressioni di carriera. L'azione legale mette a rischio il buon esito dell'operazione che in Regione manca da trent'anni. Se il Tar dovesse bloccare l'iter delle cosiddette «verticalizzazioni», si bloccherebbero anche i bandi di concorso per esterni che sono strettamente collegati alle verticalizzazioni. Un gruppo di dipendenti sul piede di guerra spiega le ragioni del ricorso che punta ad annullare la delibera che è alla base del programma di riorganizzazione della macchina amministrativa.
Contestati i punteggi attribuiti nelle selezioni «che determina l'attribuzione di un maggiore valore per il diploma che per la laurea». Secondo i ricorrenti, non viene inoltre rispettata la riforma Brunetta, «nonostante in Abruzzo sia stata concessa una deroga». Il gruppo di dipendenti attacca duramente l'assessore Carpineta. «La procedura è viziata da errori di carattere giuridico» spiegano i lavoratori. In sostanza, non è stata rispettata la legge. L'assessore Carpineta ha detto che i giovani avranno una occasione con i concorsi esterni. La cosa non è vera, perché i concorsi avrebbero dovuto svolgersi contestualmente alle verticalizzazioni, con queste due fasi precedute dall'espletamento dei processi di mobilità. Solo in questo modo, continuano i lavoratori, «c'è la garanzia effettiva della selezione dei candidati più meritevoli e di una migliore efficienza della macchina amministrativa. L'assessore Carpineta ha sottolineato che la vicenda è stata gestita dai dirigenti e questa è un'altra cosa non vera, perché il processo di concertazione e tutti gli atti successivi sono stati realizzati secondo le direttive impartite dall'organo politico». Secondo il gruppo di dipendenti regionali, «tutti i giovani laureati e disoccupati potenzialmente potrebbero presentare ricorso al Tar e bloccare le selezioni perché favoriscono illegittimamente il personale interno». Il dissenso non risparmia i sindacati: «Le selezioni attribuiscono un peso preponderante all'anzianità di servizio, poco al merito. Questo è contrario alla meritocrazia predicata nella riforma Brunetta a completo vantaggio di alcuni sindacalisti non in possesso di idonei titoli che stanno cercando di conquistare un'ultima occasione per una progressione di carriera». Intanto, Marco Rapino, segretario regionale dei Giovani democratici, in merito alla questione dei punteggi, attacca il presidente della giunta: «Chiodi vuole far fuggire i giovani abruzzesi che hanno creduto nel loro talento, che hanno compiuto sacrifici economici importanti per potersi laureare. Nell'epoca della conoscenza, della globalizzazione e della formazione, la Regione sceglie di non premiare chi ha studiato e questo evidenzia un atteggiamento culturale che rende l'Abruzzo una regione incapace di investire sul merito e sulla competenza delle giovani generazioni».