| |
|
| |
Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246
|
|
|
|
|
|
|
28/08/2010
Il Messaggero
|
Metalmeccanici, le imprese verso la disdetta del contratto. Decisione a settembre. Dal 2012 norme anti-microscioperi
|
|
ROMA Sul fronte delle relazioni sindacali si annuncia un inizio settembre delicatissimo. La Confindustria dovrà decidere nei prossimi giorni se far partire l'attacco frontale all'attuale regime contrattualistico disdicendo il contratto dei metalmeccanici 2008 (quello firmato anche dalla Fiom) oppure se scegliere una linea più morbida. Decisivi saranno i contatti informali in corso già in queste ore ma anche l'evoluzione della situazione politica e la discreta ma incisiva "supervisione" del Quirinale. Molto dipenderà dalle mosse della Cgil. Nei giorni scorsi Guglielmo Epifani ha lanciato segnali di pace sul fronte dei contratti lasciando intendere di essere favorevole ad una revisione del sistema. Ma la prossima settimana il segretario partirà per la Cina e poi il suo mandato (praticamente certa la nomina di Susanna Camusso) è agli sgoccioli. A complicare il quadro generale del possibile confronto fra industriali e sindacati è il livello di litigiosità sindacale acuito dal pressing messo in atto dall'amministratore delegato di Fiat (e Chrysler) Sergio Marchionne. Ieri il professor Giuseppe Berta, fra i più noti osservatori del settore automobilistico, dipingeva così la situazione all'agenzia Adnkronos. «Marchionne ha lanciato un ultimatum, ma non ci sono le condizioni per un cambiamento così rapido e radicale delle relazioni sindacali. Perchè il sindacato italiano non è pronto», ha detto Berta. Che ha proseguito: «Si apre una stagione sindacale complessa, con l'avvicendamento alla guida della Cgil fra Guglielmo Epifani e Susanna Camusso e la Camusso ha un pessimo rapporto con la Fiom». Per Berta: «quello italiano è un sindacato debole, competitivo al proprio interno e molto lacerato mentre per rilanciare le relazioni industriali nel nostro Paese, servirebbe un sindacato unitario, industrialmente forte e con capacità propositiva. Tutte caratteristiche che - ha concluso il docente della Bocconi - oggi non si vedono». Già ma intanto a cosa starebbero puntando gli industriali con la disdetta del contratto metalmeccanico? L'obiettivo è chiaro: ritagliarsi tempo per rivoluzionare le regole sindacali e farle entrare in vigore - con valore di legge per tutti i lavoratori - dal primo gennaio 2012. Il meccanismo legale è il seguente. Alla fine del 2011 scade il vecchio contratto che a termini di codice civile va rispettato fino all'ultimo giorno. Ma dal 2012 potrebbero avere valore legale solo nuove regole purché sottoscritte fra imprese e sindacati. Secondo l'interpretazione che si sta facendo strada sia in ambienti confindustriali che sindacali, per rendere valide le nuove regole per tutti i lavoratori basterebbe la firma delle imprese e anche di un solo sindacato, purché sia rappresentativo. Il senso politico della disdetta del contratto è mettere nero su bianco il "modello Pomigliano", ovvero definire una griglia di penalizzazioni anti-assenteismo e contro i microscioperi e definire premi per chi lavora di più e meglio. Le regole del nuovo contratto metalmeccanico in vigore dal 2012 dovrebbero prevedere un aumento delle ore di straordinario che le aziende possono comandare senza preventivo avviso al sindacato e anche il possibile mancato pagamento dei primi tre giorni di malattia in caso di impennate anomale di assenze, magari in cambio di "premi di presenza" per chi lavora di più. Forse sarà mpossibile anche penalizzare chi effettua microscioperi così come già si fa in siderurgia. All'Ilva di Taranto chi incrocia le braccia in "fasi protette" anche per solo 2 ore perde oltre al pagamento delle due ore anche 200 euro di premio di produzione mensile.
|
|
|
|
|