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Pescara, 18/04/2026
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Data: 28/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
La rabbia dei precari arriva a Roma. Sit-in davanti a Montecitorio: «È il più grande licenziamento di massa del nostro Paese»

ROMA. «Non siamo qui per portare avanti una piccola battaglia corporativa su una manciata di posti di lavoro: siamo qui perché si sappia che quello che sta avvenendo è il più grande licenziamento di massa di questo Paese». È precaria da vent'anni Francesca Pandolfi, romana, due figli, da sette anni insegnante nella scuola pubblica. Davanti a Montecitorio arriva quasi in lacrime, nel giorno in cui ha saputo che quest'anno, forse, non avrà lavoro.
«Oggi sono uscite le convocazioni per i docenti d'inglese. Hanno chiamato quaranta o cinquanta persone. Io sono la numero duecento».
In piazza, davanti al parlamento deserto, sono alcune decine i precari arrivati a sostenere la protesta di Giacomo Russo, 31 anni, l'assistente tecnico che dieci giorni fa a Palermo, assieme ad altri due colleghi, ha iniziato lo sciopero della fame contro la riforma: «Solo in Sicilia lo scorso anno sono stati tagliati 7200 posti, a cui si aggiungono i 5mila di quest'anno» dice. «Lavoro da cinque anni, quest'anno sarò senza incarico. Non posso progettare un futuro, ma ho deciso di alzare la testa e incontrare la gente, perché se ci mettiamo insieme la politica deve seguirci. E voglio incontrare il ministro Mariastella Gelmini in un dibattito pubblico: se riesce a convincermi che la sua è una riforma buona per il Paese, smetterò». Oggi, intanto, si sposterà davanti al ministero dell'Istruzione.
Saranno 20 mila, secondo la Flc-Cgil, i precari che quest'anno perderanno il posto: 13 mila docenti e 7 mila Ata, ma nel giorno in cui la protesta arriva a Roma e dilaga in tutto il Paese, Giorgio Stracquadanio, del Pdl, parla di «finti precari, militanti politici»: «Con l'inizio dell'anno scolastico la sinistra puntualmente ricomincia i suoi fallimentari tentativi di agitare la piazza contro il governo».
Ma il numero di chi sceglie lo sciopero della fame cresce. Ai tre colleghi di Palermo si è aggiunta ieri Caterina Altamore. A Pisa arriverà oggi al sesto giorno Rocco Altieri, che ieri, nonostante un grave malore, ha deciso di andare avanti. A Benevento c'è Daniela Basile. A Pordenone, il primo settembre, sarà la volta di Maria Carmela Salvo: a sostenerla sarà la Gilda, che annuncia la mobilitazione nazionale. Il Coordinamento dei precari della scuola prepara un autunno caldo: «Qui, oggi, è solo l'inizio» assicura Francesco Cori, «il governo deve ritirare i tagli, assumere a tempo indeterminato i precari e ritirare la riforma della scuola superiore».
«Si sta distruggendo la scuola pubblica, e si sta tagliando deliberatamente al sud, dove la scuola è un avamposto di legalità» afferma il senatore del Pd Giuseppe Lumia, uno dei pochi politici a incontrare i manifestanti assieme a Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria del partito. La richiesta al governo: riprendere in considerazione il piano triennale varato dal governo Prodi per la stabilizzazione di 150 mila precari. «Berlusconi ha detto che non avrebbe licenziato nessuno, ma questo è vero solo per i docenti di ruolo» conclude Carlo Seravalli, del Cps di Roma. «Questo è un vero licenziamento perché noi non siamo supplenti di nessuno: le cattedre che ogni anno ricopriamo sono vuote perché la scuola non assume. Ci hanno lasciato nel precariato per cancellarle».

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