L'AQUILA - Una ragazza indossa una maglietta con una scritta che recita così: «Anche Celestino oggi starebbe con le carriole». Le carriole dell'Aquila e Celestino V, il Papa della Perdonanza, dell'indulgenza plenaria. La protesta e la fede. Ma le forze dell'ordine sono poco indulgenti. E cercano di rimuovere gli striscioni che su Corso Federico II i terremotati vogliono far leggere a tutti i costi al sottosegretario Gianni Letta, venuto a rappresentare il governo alla solenne cerimonia religiosa che si tiene ogni anno nel capoluogo abruzzese il 28 agosto.
Striscioni così: «Il gran rifiuto della cricca», «Zona rossa di vergogna». E poi questo, in dialetto, che attacca anche il sindaco e il vescovo: «Cialente vergogna, Molinari vergogna, Letta vidi de jttene». Traduzione: Letta, vedi di andartene. Altri gli gridano: «Alle 3 e 32 (l'ora del terremoto del 6 aprile 2009, ndr) io non ridevo», riferendosi alla famosa frase pronunciata al telefono dal costruttore Piscicelli («Io alle 3.32 già ridevo dentro al letto...») che pensava di arricchirsi con gli appalti, mentre la gente moriva. Contestazione rumorosa, tensione, qualche spintone con gli agenti. E Letta raggiunge scortato piazza Duomo, dove avrà inizio il corteo religioso, seguendo un percorso alternativo. Però il sottosegretario della presidenza del Consiglio ha sentito tutto, ha visto tutto e davanti alle telecamere dice: «Oggi è il giorno della Perdonanza...», lasciando cadere così le polemiche. Ma Letta è abruzzese e dunque anche molto affezionato a questa gente sconvolta. Perciò aggiunge: «L'Aquila merita un futuro pari alla sua tradizione e alla sua storia, un futuro che gli aquilani sapranno ritrovare, ricostruire e riconquistare».
Gli chiedono di Berlusconi che da mesi a L'Aquila non si fa più vedere. Tornerà? «Spero presto», risponde. La Perdonanza celestiniana si ottiene una volta l'anno, per 24 ore, dal 28 al 29 agosto, varcando la porta santa della basilica di Collemaggio, che porta anch'essa bene in vista i segni del terremoto. La contestazione comunque dura pochi minuti (un coretto ostile saluterà ancora Letta alla partenza per Roma), il sindaco Cialente invita alla calma, altri cittadini se la prendono con gli «scariolanti» sostenendo che era meglio non alzare i toni in una giornata così. Le carriole comunque poi si mettono a sfilare pure loro dietro alla teca con le spoglie di Celestino V, in fondo a tutti: alfieri, falconieri, sbandieratori. C'è il cardinale Walter Kasper, mandato da Papa Ratzinger ad aprire la porta santa con il legno d'ulivo del Getsemani. E ci sono i vigili del fuoco, le crocerossine, i donatori di sangue e gli altri angeli del post-sisma che questa città non ha più dimenticato. Al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che è anche Commissario per la Ricostruzione, qualcuno domanda se pensando proprio a Celestino V la politica non abbia nulla da farsi perdonare. Chiodi risponde pronto: «Nulla, se pensiamo alle cose fatte in occasione del sisma. L'unica cosa che deve farsi perdonare la politica è quella di aver permesso in passato di costruire dove non poteva essere fatto». E conclude giurando di avere un miliardo di euro, liquidi sul conto, da spendere subito per la ricostruzione. Sarebbe imperdonabile sprecarli.