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Pescara, 18/04/2026
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Data: 29/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Perdonanza, contestato Letta. Striscioni di dissenso, cittadini spintonati dalla polizia. La risposta Pdl: «No ai critici di professione» (Guarda il video)

L'AQUILA. Letta contestato, poliziotti che strattonano e spintonano manifestanti alla festa del Perdono. Movimentato avvio per la 716ª Perdonanza celestiniana. La città, che porta ancora aperte le ferite del terremoto, si ritrova attorno all'urna di Celestino V. Ma a movimentare la festa religiosa sono le contestazioni rivolte al braccio destro di Berlusconi (il premier manca all'Aquila da 7 mesi) da un folto gruppo di manifestanti dei comitati civici sorti per vigilare sulla ricostruzione. Sfilano in corteo le carriole. A Collemaggio, a sera, aperta la Porta Santa.
GLI STRISCIONI. I cittadini, piazzati all'ombra davanti alla Banca d'Italia, espongono una serie di striscioni: «Il gran rifiuto della cricca», «Zona rossa di vergogna» e «Molinari vergogna, Cialente vergogna, Letta vidi de jittene (vedi di andartene, ndr)». Letta è nel mirino «per le promesse del governo non mantenute, prima di tutto sulle tasse», dice una giovane manifestante, «e poi perché è espressione del governo che ci ha accolto a manganellate a Roma. Infine, partecipò alla prima riunione con Btp e consorzio Federico II da cui la cricca oggetto d'indagini». Molinari paga la frase «Aquilani poco grati nei confronti del governo» pronunciata proprio alla vigilia della festa. Di Cialente, invece, non è piaciuta troppo la frase: «Sarei contento se venisse Letta».
GLI SPINTONI. La tensione arriva al culmine quando, su ordine del questore Stefano Cecere, questi striscioni vengono fatti rimuovere. O meglio, la polizia tenta invano di rimuovere quei lenzuoli che, invece, i manifestanti si tengono ben stretti. A quel punto i cittadini, tra i quali anche persone anziane, cercano in tutti i modi di non farseli strappare di mano. Ne nasce un prolungato parapiglia che finisce davanti al palazzo degli ex uffici finanziari, con spintoni e strattonamenti. Un prologo che va in scena pochi minuti prima del passaggio del corteo storico della Bolla celestiniana partito da piazza Palazzo, zona rossa aperta per pochi. Così come è per pochi anche il varco della villa comunale dove chi non ha il pass non entra. Gli striscioni della discordia, poi, vengono ugualmente issati al passaggio di Letta, il quale si gira a leggerli scostando lievemente i Ray Ban scuri. «Ci hanno picchiato come a Roma», gridano alcuni cittadini quando vedono arrivare il sindaco Massimo Cialente che subito si smarca: «Io faccio il sindaco, mica faccio rimuovere gli striscioni. Stiamo calmi, comunque. Non roviniamo la Perdonanza». «Questo è il vostro ordine pubblico?», grida la gente alla polizia. Un abbronzato Chiodi si affaccia e dice: «Non ero presente, c'è sempre qualcuno che approfitta di certe situazioni per strumentalizzare».
«VERGOGNA». Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è costretto a raggiungere piazza Duomo in auto attraverso un percorso alternativo, per evitare di scendere dalla macchina proprio davanti ai contestatori. A loro, e alla reazione della polizia, l'uomo di governo non riserverà alcun commento, limitandosi a dire che «è il giorno della Perdonanza. L'Aquila merita un futuro pari alla sua tradizione e alla sua storia, un futuro che gli aquilani sapranno ritrovare, ricostruire e riconquistare. Berlusconi? Tornerà presto». Poi il braccio destro del premier sfila accanto ai manifestanti. Alla sua destra, non senza palesare un certo imbarazzo, il prefetto Giovanna Maria Rita Iurato, col parlamentare Giampiero Catone, e a sinistra l'onorevole Paola Pelino. È proprio al loro passaggio che partono i cori di «Vergogna, vergogna» e «3 e 32, io non ridevo», con riferimento alle intercettazioni telefoniche che evidenziano, ancora una volta, le telefonate della «cricca» che, appena poche ore dopo il terremoto del 6 aprile 2009, già pregustava gli affari della ricostruzione. Intercettazioni entrate nell'inchiesta sui grandi eventi che vede coinvolto anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Circolano volantini con la scritta «Nessuna passerella per chi rideva quella notte». «Il corteo della Bolla», vi si legge, «rischia di trasformarsi nell'ennesima passerella mediatica sulla nostra città».
«SOLO I POMPIERI». Alcuni manifestanti danno le spalle al corteo di autorità e interrompono di botto gli applausi che, fino a un attimo prima, avevano salutato il passaggio della teca con le spoglie del santo scortata dai vigili del fuoco. Gli unici a fare il pieno di applausi lungo tutto il corteo. Letta chiede al sindaco quanti siano i contestatori. «Una trentina». Poi si avvia verso Collemaggio con una super-scorta, alla Berlusconi. Gli agenti della Digos camminano all'indietro proprio come certi pellegrini che non voltano mai le spalle al santo protettore. È di poche parole, Letta, nella passeggiata verso Collemaggio. Chiede al prefetto se ha già visitato il parco nazionale d'Abruzzo e se le è piaciuto. Poi, alla villa, alza lo sguardo e dice alla Pelino: «Guarda, quella è casa Ciarletta». L'altro argomento è il caldo. Il sottosegretario viene portato in basilica per un bicchiere d'acqua naturale, in piedi. Quindi in tribuna d'onore, dove saluta l'autore del libro Memento Aquila prima di sedersi tra il prefetto e la signora Rita Del Corvo. I giornalisti vengono fatti scendere dalla tribunetta perché l'uomo di governo, ora, non ha nessuna voglia di rilasciare altre dichiarazioni sulla giornata, sul terremoto e sulla ricostruzione. Una figurante sviene per il caldo. «Letta vattene», ripetono alcuni, a sera, davanti alla Porta del Perdono aperta.

La risposta Pdl: «No ai critici di professione»
Difesa dell'operato del governo e solidarietà al sottosegretario
Ma l'Idv attacca «Con gli spot non si tolgono macerie È la conferma delle tante bugie raccontate finora»

L'AQUILA. Per l'arcivescovo Molinari non è il giorno delle contestazioni. Per gli esponenti del governo, a cominciare dal capogruppo Pdl alla Camera, Cicchitto, all'Aquila sono state fatte cose straordinarie. Più o meno come il concetto espresso da Chiodi. Per i rappresentanti locali e nazionali dell'Idv si è avuta la prova che il governo ha finito il suo spot e sul dopo-terremoto sono state raccontate solo bugie. Per il parlamentare Lolli la protesta è il sale della democrazia. Sono le reazioni politiche a quanto accaduto ieri.
A cerimonia ancora in corso è arrivata la nota di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: «Al di là dei critici e degli anti di professione che fanno della contestazione a prescindere un punto di orgoglio, è indubbio che all'Aquila il governo ha fatto cose straordinarie. Altro che fallimento! Rapidità, competenza ed efficacia sono state messe a disposizione della popolazione colpita dal sisma, ottendendo risultati molto al di là delle aspettative. Siamo dunque di fronte all'ennesimo punto positivo dell'operato di questo governo».
Solidarietà a Gianni Letta è stata espressa da un altro esponente del Pdl, Francesco Giro: «Letta è stato bersaglio di ingiuste contestazioni. Sono stato testimone, in questi 16 mesi dal drammatico terremoto dell'Aquila, della sofferenza personale di Letta come uomo e come abruzzese, e della sua assoluta abnegazione per favorire ogni iniziativa che potesse alleviare il grande dolore della popolazione colpita dal sisma. Nella sua attività istituzionale sempre equilibrata e rigorosa è come germogliata una sottile ma profonda mestizia che ha reso la sua condotta ancor più vigile e straordinariamente sensibile alle aspettative delle persone nelle difficoltà che la vita talvolta pone con inattesa durezza. Gianni Letta non meritava queste contestazioni e so quanto dolore gli possano aver provocato nella mente e anche nel cuore».
Parole di vicinanza anche da Giorgio Stracquadanio, senatore Pdl, e dal deputato ed ex europarlamentare Franz Turchi: «È incredibile che una persona che più di tutti si è spesa per ridare la vita ai suoi conterranei venga contestata da quattro professionisti dell'agitazione politica travestiti da terremotati. Diamo a Letta tutto il nostro sostegno, convinti che l'Abruzzo che ragiona è tutto con lui».
Un monito al popolo delle carriole è arrivato da monsignor Giuseppe Molinari, che nei giorni scorsi ha definito ingrati gli aquilani che criticano Berlusconi. «Nel giorno della Perdonanza c'è spazio per tutto meno che per questi fenomeni»: le parole pronunciate ieri dal presule. «La politica non ha nulla da farsi perdonare in occasione del terremoto; la politica ha fatto cose, in occasione del sisma, mai viste prime», ha evidenziato Gianni Chiodi, presidente della Regione, «l'unica cosa che deve farsi perdonare la politica è quella di aver permesso in passato di costruire dove non poteva essere fatto, e di aver costruito senza il rispetto delle norme urbanistiche e sismiche». Che ha poi ricordato: «Grazie al governo c'è un miliardo di euro disponibile per la ricostruzione».
Di tutt'altro tenore le affermazioni che arrivano dalla sponda Idv. «La contestazione all'Aquila al sottosegretario Letta è la prova che sulla ricostruzione in Abruzzo il governo ha raccontato solo un mucchio di bugie. La gente è esasperata perché è stanca di elemosine, si aspetta risposte vere e certezza di diritti»: ha dichiarato il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore dell'Idv abruzzese. «Gli aquilani sono esasperati e la contestazione al governo è la conseguenza. La tragedia del terremoto si è trasformata in un affare colossale per certe cricche con rapporti a Palazzo Chigi. E Berlusconi, piuttosto che puntare alla ricostruzione, ha trasformato L'Aquila in un set televisivo». È il duro commento di Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera. «Con gli spot non si tolgono le macerie», ha concluso Donadi.
Chiusura per Giovanni Lolli. Il parlamentare aquilano del Pd ha criticato la decisione di far togliere gli striscioni dei manifestanti: «Le contestazioni sono il sale della democrazia, avrei lasciato gli striscioni anche se fossi stato io il bersaglio. Era una contestazione pacifica, si poteva evitare quanto accaduto».

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