Iscriviti OnLine
 

Pescara, 18/04/2026
Visitatore n. 753.246



Data: 29/08/2010
Testata giornalistica: Il Centro
D'Alfonso: Pescara colga la lezione di Caffè. L'ex sindaco ricorda l'economista: «La città cresca salvaguardando la qualità della vita»

Pensare alle conseguenze chiedersi che accadrà e scommettere sulle nuove generazioni come diceva il docente

PESCARA. «L'insegnamento che Pescara deve incassare da Federico Caffè è quello che in una prospettiva di crescita e di ingrandimento, la città non deve disperdere l'obbligo di salvaguardare la centralità della persona e la sua dignità. Soffermarsi sulle conseguenze, chiedersi cosa accadrà dopo: questa è la straordinarietà della domande che si è posto Caffè. Così, quando l'economista ragionava sulla qualità della vita di un pendolare, così quando si chiedeva come sarebbe stata la vita di quelle famiglie».
Luciano D'Alfonso sta seduto sulla sedia del piccolo palco allestito, quest'estate, per il cartellone delle manifestazione del parco dei Gesuiti. Camicia bianca di lino, pantaloni blu e scarpe sportive, è stato invitato a raccontare qualcosa di Federico Caffè, l'economista nato a Pescara, diplomato all'istituto Acerbo, scomparso misteriosamente nel 1987 e a cui, nel corso del dibattito al quale hanno partecipato anche Giacomo D'Angelo e Silvestro Profico, è stato spesso fatto cenno come a un «figlio dimenticato della città».
Ultimo a parlare, in una serata umida, in cui il parco della parrocchia era affollato da quasi 700 persone, l'ex sindaco ha guardato il filmato che ha introdotto l'appuntamento, ha ascoltato gli interventi, ha preso qualche appunto e si è infervorato: «Caffè si domandava: "Cosa accadrà ai giovani?". Caffè, nel momento della grande espansione delle città, di Milano, di Roma, si domandava: "Ma quale sarà la qualità della vita dei pendolari?". Domande straordinarie perché pensavano alle conseguenze. Domande che non erano custodite nella giacca dell'economista, ma che erano state quelle della sua storia personale, di un ragazzo figlio di ferroviere che si laurea e diventa consulente del ministro Meuccio Ruini».
Strette di mano e qualche bacio, il ghigno di qualcuno che ha sussurrato «ho contato già trenta baci», una battuta su un politico - «Sai che ha detto quello? Ha domandato se fosse più bella la Figlia di Iorio o quella di Attilio» e, terminati i convenevoli, l'appuntamento intitolato «Federico Caffè, un economista del nostro tempo» e nato da un'idea di Antonio Blasioli, è cominciato alle 21,20.
Prima la proiezione del documentario «Il silenzio che ancora ci parla» di Marco Maiello, a cura di Giuseppe Amari, poi l'inizio dell'incontro moderato dal giornalista Rai Antimo Amore e a cui hanno partecipato l'intellettuale e giornalista Giacomo D'Angelo e Silvestro Profico, ex allievo dell'economista, dalla fine degli anni Cinquanta docente di Politica economica e finanziaria all'università La Sapienza di Roma, attento commentatore dell'attualità economica su giornali e riviste e che pone al centro della riflessione la necessità di assicurare livelli di occupazione e di protezione sociale soprattutto per i ceti più deboli. Così D'Angelo ricorda Caffè: «Le disuguaglianze sono state le sue preoccupazioni. Il divario tra chi ha e chi non ha, trovare un'alternativa alla disoccupazione. I suoi scritti erano pieni di parole come povertà, emarginazione e disuguaglianze, ma che non erano parole sterili».
Aggiunge anche che, però, Caffè è tra i «più dimenticati nella storia cittadina, la sua biblioteca ricca di testi di economia giace abbandonata in un armato blindato».
Profico, allievo dell'economista pescarese, ha ricordato l'umanità dell'economista con gli studenti esordendo: «Io l'ho visto da vicino il maestro di vita, Caffè». Infine, quasi alle 23, ha attaccato D'Alfonso: «Non mi arrogo il termine di studioso, al limite di uno studente. Non vengo spesso a Pescara perché sto lavorando in Molise e ormai sono lì, ma non confinato». Dalla lettera agli studenti scritta lo scorso anno dal presidente Obama che invitava a studiare a un "Caro, ragazzi" ideale di Federico Caffè. «Perché l'economista ci ha insegnato a capire, ad applicare l'intelletto, ci ha insegnato che le idee hanno più forza degli insegnamenti costituiti». La forza delle «buone decisioni» - «se non c'è consapevolezza, se non non ci sono gli obiettivi, allora subentra la paura». E, qualche istante prima dell'incontro, D'Alfonso aveva auspicato che Pescara cogliesse l'altro insegnamento dell'economista, la scommessa sulle giovani generazioni: «Pescara diventi un punto di eccellenza per la qualità dei saperi».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it