ROMA - Pierluigi Bersani assicura: «La faremo andare avanti», «andrà avanti». Parole perentorie, scandite alla festa del Pd di Torino. Ma la proposta di modifica della legge elettorale se raccoglie interesse nel centrosinistra, e nei «finiani», trova una netta opposizione nel Pdl che attraverso Maurizio Gasparri ricorda che non è un tema in agenda, nel programma di governo. Anzi, Osvaldo Napoli, vede soltanto una manovra per cercare di ricompattare l'opposizione, «deve però rassegnarsi: al voto, quando sarà il momento, si va con questa legge elettorale». Silvio Berlusconi ieri non si è espresso ufficialmente, ma si sa che l'attuale legge gli va bene così, non intende compiere nessuna apertura.
Ma il dibattito, innescato dalle parole del segretario Pd, riceve un forte impulso da un appello trasversale, apparso sulle pagine del «Corriere», per introdurre i collegi uninominali. Le firme sono di varia estrazione, ci sono anche alcuni esponenti della maggioranza, Antonio Martino, Benedetto della Vedova e Adolfo Urso. Ci sono poi radicali e intellettuali i quali chiedono di restituire ai cittadini «il potere di scelta». Marco Pannella ricorda a Berlusconi quanto «dichiarò pubblicamente» il 7 aprile 1994: «era convinto ormai della nostra proposta di una riforma americana». Pannella, che ha fatto un appello al premier, a Fini a Bersani, dice anche che «la gente è con noi, perché capisce questo modo di confrontarsi». Emma Bonino aggiunge che «la gente capisce perfettamente il sistema americano, di uno contro l'altro, e capisce perfettamente che bisogna mettere al centro la persona. Oggi invece le segreterie dei partiti decidono i mille che vanno in Parlamento». Walter Veltroni plaude agli appelli per il ritorno dei collegi uninominali, così da restituire ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti in Parlamento.
Ma è stato a Torino (dove si svolge la festa Pd e dove, per addolcire il palato dei partecipanti, sono stati distribuiti cinquecento sacchetti di pesche, pere, prugne) che la proposta di modifica è stata rilanciata a pieno titolo da Bersani. «Credo - ha detto il segretario- che il tema possa essere apprezzato da una parte del centrodestra», ovvero Fini e Casini. «Stiamo parlando di regole del gioco - ha chiosato - mica semplicemente di alternanza al governo. Chiedo anche a loro se sia pensabile di proseguire con una legge così. Già Casini mi sembra che abbia detto qualcosa di chiaro». Ed ha sviluppato i termini della proposta: vuole una legge che «preservi il bipolarismo e consenta al cittadino, quando sceglie il suo candidato, di sapere che maggioranza e che governo sta votando». Ma in futuro, ha ammonito, non può essere che «un uomo solo può nominarsi tutti i suoi deputati..». Non ha voluto sollevare polemiche con il premier(«qui parleremo poco di Berlusconi e molto di Italia»), ma ha osservato che nel Pd «c'è posto per tutti, in particolare per Veltroni che è stato ed è un grande dirigente del nostro partito». Quando gli è stato chiesto il nome del successore di Chiamparino, ha risposto così: «Su Torino siamo perfettamente tranquilli...».
Anche se Gianfranco Fini tace, Adolfo Urso, viceministro dello Sviluppo economico, esponente di Futuro e libertà, condivide l'appello «per l'uninominale come strumento per restituire il potere di scelta ai cittadini, riaffermare il ruolo della società civile e la laicità dello Stato, promuovere il bene comune e l'interesse generale del Paese». Questi erano i valori del Popolo delle libertà che vanno rilanciati e rappresentati «nel centrodestra». La chiusura della maggioranza è netta. In Parlamento «affronteremo problemi reali» puntualizza Gasparri. Mentre Fabrizio Cicchitto difende il «porcellum che ha tenuto in piedi il bipolarismo e ridotto il numero delle liste semplificando il quadro politico».