Oltre 200 vertenze sul tavolo del ministero Sviluppo Economico
ROMA. Dopo le ferie licenziamenti, stati di crisi e cassa integrazione. Oggi, per dire, riapre Mirafiori, ma solo per gli impiegati, gli operai sono in cassa integrazione. L'autunno nero per l'occupazione è rappresentato solo in parte dai quasi 200 tavoli di crisi aziendali aperti al ministero dello Sviluppo economico (ancora senza titolare, con interim a Berlusconi) sui quali ballano le vite di circa 500mila lavoratori. Secondo le tabelle ministeriali, almeno 200 mila rischiano di perdere effettivamente il posto di lavoro. E la cassa integrazione a luglio continua a crescere.
Secondo uno studio della Cgil, quella speciale è aumentata del 26,32% con oltre 650mila lavoratori a zero ore che hanno già perso 4000 euro ciascuno. Ma i dati reali sono ancora peggiori, spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: «Mancano infatti quelli delle piccole e piccolissime aziende che chiudono e non aprono tavoli ministeriali. La crisi continua a colpire come conferma la cassa integrazione che crescerà più del 2009, anno record. Dobbiamo evitare che si perdano altri posti dopo la cassa integrazione, mentre ancora non è stata rinnovata quella in deroga. E che dire di chi smette di ricevere il sussidio di disoccupazione?». Nei report ministeriali sono censite anche 70 «gravi crisi aziendali». Le situazioni più critiche vanno da Maflow in Lombardia alla Vinlys in Veneto e in Sardegna, dalla Merloni in Umbria e nelle Marche alla Videocon nel Lazio, dalla Sital in Campania alla Legler in Sardegna.
Le regioni maggiormente colpite dalle crisi aziendali sono il Nord Ovest e il Mezzogiorno con settori da allarme rosso quali il tessile-moda, l'industria aerospaziale, la cantieristica e la meccanica. Tra «elevata» e «medio-alta» sono 686 le aree in crisi.
In grave sofferenza è l'indotto dell'auto: 500 operai in bilico alla Ergom in Lombardia, Campania e Piemonte, 1200 alla Oerlikon, 300 alla Vm di Cento (Ferrara) e 800 alla Grimeca di Treviso. In forte difficoltà la chimica con Vilnys, portata all'attenzione nazionale grazie all'occupazione dell'isola dell'Asinara da parte dei lavoratori: in questo caso sono 800 i lavoratori a rischio nelle fabbriche di Porto Torres, Veneto e Romagna, ai quali si aggiungono i 300 della Montefibre di Venezia, gli 80 alla Krongres di Crotone e i 450 della veneta Nuova Pensac.
La crisi non risparmia nessun settore. Nei trasporti coinvolge i 500 addetti dell'Atr, i 1646 della Tirrenia, i 400 della Rieter. Millecinquecento posti a rischio nella siderurgia, settore in cui spiccano l'Eurallumina, l'Ilva e Lucchini. In difficoltà il tessile e la moda: allarme per 1500 occupati della Mariella Burani, 1500 della Itierre, 1200 della Legler, 350 della Golden Lady, proprietaria dell'Omsa di Faenza che ha già delocalizzato in Serbia. Nel settore «prodotti della casa» i bei nomi delle industrie ceramiche sono un bollettino di guerra: tremano i 450 addetti piemontesi della Saint Gobain, i 650 della Ideal Standard a Brescia e in Friuli, i 550 della Nicoletti a Matera. Vacilla il settore degli elettrodomestici e con loro migliaia di addetti. La situazione più complessa riguarda i 4000 della Merloni, da anni in cassa integrazione (collocati in Marche, Umbria ed Emilia-Romagna) insieme ai 500 colleghi veneti dell'Elettrolux, agli 800 della Indesit (Piemonte, Lombardia e Veneto) e ai 900 della Siltal.
A questi comparti vanno affiancate le grandi vertenze. A partire dalla Fiat con un lungo corollario di cassa integrazione per tutti i 30 mila addetti italiani e la conferma della chiusura entro il 2011 dello stabilimento di Termini Imerese che occuopa 2000 lavoratori. Resta la questione degli esuberi Unicredit: 4100 nel triennio 2011-2013 che si sommano ai 600 già in corso ora. L'accordo firmato per Telecom prevede invece 3900 uscite in mobilità volontaria nel triennio. All'Agile-Eutelia, in amministrazione controllata, restano 350 addetti mentre altri 1150 sono in cig. Secondo un rapporto del Dipartimento settori produttivi della Cgil su dati Inps, la cassa integrazione ordinaria ha interrotto la sua discesa segnando a luglio una crescita di 1,64%. Dato ben più negativo invece per la cassa integrazione speciale che segna un +26,32%, quasi il 10% in più. Dietro questi numeri ci sono 670mila lavoratori a zero ore che percepiscono una busta paga di 600-700 euro.