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Data: 30/08/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il governo studia il nuovo fisco: aliquote più basse e meno sconti. Tremonti: possibile scegliere basi imponibili "semplificate"

ROMA Meno agevolazioni e sconti in cambio di aliquote più basse. Con l'obiettivo, non secondario, di un sistema fiscale molto più semplice di quello attuale. Nel suo intervento di qualche giorno fa al Meeting di Rimini il ministro dell'Economia ha delineato le grandissime linee della riforma fiscale a cui il governo in pratica inizierà a lavorare dal prossimo autunno. Come ha ricordato lo stesso Tremonti, il cantiere avrebbe dovuto aprire prima; già alla fine dello scorso anno era stato riproposto sul sito del ministero il Libro Bianco messo a punto nel '94, ai tempi del primo governo Berlusconi; ma poi nei mesi scorsi c'è stata la crisi greca che ha assorbito l'attenzione e l'impegno del Tesoro. Ora si riparte, turbolenze politiche permettendo.
L'approccio del ministro è lo stesso che era già emerso nei mesi scorsi, ispirato alla massima prudenza. Tutte le ipotesi di riassetto della macchina fiscale italiana dovranno essere vagliate con molta attenzione ed in stretto contatto con la commissione europea, come è inevitabile per un Paese che, al pari di altri, ha in corso una procedura per disavanzo eccessivo. La prospettiva dunque non è quella di una riduzione generalizzata del carico fiscale, ma piuttosto di una riorganizzazione dell'intero sistema, messo a punto negli anni Settanta e poi sottoposto nel corso degli anni a revisioni ed aggiustamenti dettati dall'esigenza del momento più che da un disegno coerente.
La parola d'ordine dunque è "semplificazione". E in questa logica vanno lette anche le indicazioni date da Tremonti. Che ha delineato per il futuro una possibilità di scelta lasciata al contribuente: mantenere l'attuale sistema con le sue aliquote e le sue agevolazioni, oppure optare per un regime con aliquote più basse e base imponibile semplificata, ovvero con una griglia di sconti e regimi di favore drasticamente ridotta. L'obiettivo "politico" è concentrare tutte le agevolazioni su tre grandi finalità: famiglia, lavoro e ricerca.
È presto per capire come questa impostazione si tradurrà in concreto in interventi su imposte e aliquote. La clausola di salvaguardia che permette di conservare le vecchie regole dovrebbe mettere il governo, almeno in parte, al riparo dalle proteste che inevitabilmente accompagnano la soppressione di questo o quel regime di favore. Proprio in questi giorni il governo francese ha annunciato un'operazione per certi versi analoga, la cancellazione di "nicchie fiscali" per un importo di 10 miliardi di euro. L'elenco degli sconti da sopprimere, che riguarderanno sia le famiglie che le imprese, deve essere ancora definito; l'obiettivo di Sarkozy e dei suoi ministri però non è rimodulare il carico fiscale, ma ricavare risorse da destinare alla riduzione del deficit: dunque per qualcuno l'operazione non sarà indolore.
Per quanto riguarda l'Italia, un'operazione non molto diversa fu decisa nel 2007 dal governo di centro-sinistra, che tagliò di 5 punti l'aliquota Ires pagata dalla società, allargando però allo stesso tempo la base imponibile.
Sul fronte Irpef, l'attuale panorama di detrazioni e deduzioni è piuttosto ampio e variegato. In base ai dati resi disponibili dal ministero dell'Economia e delle Finanze, e relativi alle dichiarazioni per l'anno d'imposta 2008, le detrazioni d'imposta valgono circa 63 miliardi. Di queste 42,9 riguardano lavoro e pensione e sono al momento un elemento determinante per l'effettiva progressività dell'imposta. Ai carichi di famiglia vanno 11,6 miliardi. Sulla carta resterebbero quindi 8-9 miliardi su cui intervenire, che comprendono però anche voci come le spese sanitarie o quelle per le ristrutturazioni edilizie, o gli interessi passivi sui mutui.
Ci sono poi oneri deducibili per circa 22 miliardi. Non sono uno sconto diretto ma riducono l'imponibile, e dunque si traducono in un beneficio effettivo per il contribuente pari al 30-40 per cento: in larga parte riguardano contributi previdenziali ed assistenziali. Anche da qui potrebbe essere ricavata una "dote" da destinare alla riduzione delle aliquote.

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