I favorevoli «Manifestare è legittimo» I contrari «Sbagliati i tempi Così restiamo isolati»
L'AQUILA. «Giusto contestare». «Sbagliato il contesto». Il giorno dopo la contestazione al governo, rappresentato dal sottosegretario Letta, e il parapiglia tra manifestanti e polizia per gli striscioni contro vescovo e sindaco, la città si ritrova ancora divisa. Si scatena il popolo del web (oltre 40 commenti sul sito del Centro), interviene anche Antonio Di Pietro (Idv). «I nostri eroi sono gli aquilani che hanno fischiato il rappresentante del governo che voleva fare passerella accanto alle macerie».
PERCHE' SÌ. Gaetano Palombaro scrive su Facebook: «Perché Berlusconi non si è fatto più vedere?? Adesso doveva andare! Invece è troppo impegnato». Marcella Busilacchio aggiunge: «Striscioni contro Letta, Cialente e Molinari... questa è repressione! adesso i cittadini non possono neanche parlare?». Valerio Alleva: «Quando si comincia a voler nascondere o reprimere il dissenso è segno di tempi cupi. Per il resto solita Italia... il diritto scambiato per il favore».
PERCHE' NO. Guido Pizzoferrato scrive: «Non vorrei che così facendo si possa correre il rischio di passare dalla ragione al torto! Il limite è molto sottile! Bisogna saper parlare! con il tempo e modo giusto!». Concorda Simona Di Nicola: «I cittadini possono cominciare anche a essere un po' grati per chi ha fatto qualcosa per loro, criticare è sempre troppo facile, offendere gratuito». Ilva D'Andrea: «Almeno durante la festa della Perdonanza che ha come tema il perdono si poteva soprassedere e rimandare a un'altra più consona occasione la protesta. Io credo, che se si continua solo a strillare ed inveire, ci giochiamo il futuro della nostra città. Se continuamo a cacciare tutti, rimarremo veramente soli».
CENTRO DA SALVARE. Per Patrizia Tocci (Comitato «L'Aquila, un centro storico da salvare») «se non fosse stato per le nostre umili povere e vecchie carriole, questa edizione della Perdonanza sarebbe stata uguale a tante altre: dagli sbandieratori alle belle dame in costume, dalle autorità alle città gemellate. Ma le carriole stavano lì, a ricordare. A ricordare i nomi delle nostre vie di cui stiamo rapidamente perdendo la memoria; a ricordare che c'è una città chiusa, blindata e inaccessibile; a ricordare che non sono stati iniziati altri lavori se non quelli di puntellamento, nel centro storico. Non ci sarebbe stato nessuno a ricordare la nostra infinita tristezza e il dolore per le persone che non ci sono più. Nessuno a sollecitare di ricostruire. Nessuno a chiedere l'urgenza e l'operatività. Appena più in là delle transenne ci sono case che si stanno sfaldando e che dal prossimo inverno verranno ridotte in polvere. Ci sono pezzi della nostra storia e della nostra identità che verranno cancellati rapidamente dagli agenti atmosferici ma non dalla nostra memoria. Eravamo lì, per ricordare alle nostre autorità locali e nazionali che sfilavano insieme alle comparse che ci sono ancora 25852 persone sono ancora in autonoma sistemazione, 2899 ancora in alberghi, 511 in caserme e 18852 nel progetto Case e nei Map e negli affitti concordati. Ognuna di queste persone ha un nome, un volto, una storia. Ognuna di queste persone dovrebbe sapere, per progettare il suo futuro: quanto tempo ancora rimarrà nei Map, nelle Case, negli alberghi; dovrebbe poter decidere in base a tutta una serie di informazioni che non ha, che non abbiamo. Eravamo lì, per ricordare questa transitorietà, questa provvisorietà. E nello stesso tempo la voglia dei cittadini di partecipare attivamente a un progetto di ricostruzione condiviso, celere e trasparente. Le carriole hanno sfilato in fondo al corteo. Non hanno impedito niente e nulla a nessuno. Anzi, sono state applaudite e apprezzate, proprio come parte integrante della nostra storia e della nostra comunità».
AQUILANI EROI. Il riconoscimento arriva dal leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. «I nostri eroi», scrive sul sito del partito, «sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione». Poi, più avanti, ecco la promessa: «Non staremo con le mani in mano: saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parta immediatamente».