Si va verso il ritiro del bando regionale sulle cosiddette verticalizzazioni interne
PESCARA. Verticalizzazioni dei dipendenti regionali, dopo le polemiche si profila un ritiro del bando per apportare modifiche ai punti della discordia. E, conseguentemente, una dilatazione dei tempi. Sulle promozioni di un gradino per 170 posti, la Cgil Funzione pubblica sollecita la correzione degli «elementi irragionevoli del bando che, oltre a essere punti sbagliati e non concertati, a differenza di quanto affermato dall'assessore Federica Carpineta, aprono il campo a impugnazioni e ricorsi». Un centinaio di dipendenti regionali ha puntato il dito contro le cosiddette progressioni verticali e, nei prossimi giorni, presenteranno un maxi ricorso al Tar per chiedere l'annullamento della delibera. Per il segretario regionale Cgil Funzione Pubblica, Carmine Ranieri, il punto da cambiare assolutamente è la migliore considerazione nel punteggio del diploma rispetto alla laurea, mentre quello da correggere è la previsione di un contratto a tempo determinato per chi supera la selezione che si basa su titoli e anzianità. Prima di entrare nel merito, il sindacalista che nei prossimi incontrerà i dirigenti del personale, esprime una opinione negativa sulle modalità con cui è stata portata avanti finora la riorganizzazione della macchina amministrativa. «Che ci sia assoluta confusione nella gestione della riforma del personale è un fatto assodato» afferma Ranieri, «d'altra parte, abbiamo già manifestato la nostra contrarietà fin dall'inizio quando dicemmo no alla riorganizzazione delle direzioni collegata alle deleghe degli assessori, alla decisione di mandare a casa i precari con la sospensione della delibera numero 38 del 2008 della passata amministrazione, con la quale si normava la stabilizzazione dei co.co.co. e alla penalizzazione, nei concorsi interni, di chi possiede una laurea rispetto a chi è diplomato». Secondo Ranieri, «è evidente che si debbano correggere le anomalie e dilatare di qualche settimana la scadenza per dare la possibilità a tutti di poter partecipare, anche per evitare ricorsi e impugnazioni». La Cgil si dice contraria all'azione contro le verticalizzazioni da parte dei dipendenti interni, i quali hanno annunciato il ricorso al Tar proprio per la vicenda della laurea e anche perché ritengono illegittimo il percorso per la mancata attuazione della riforma Brunetta. «I ricorrenti chiedono che possano partecipare al salto dalla categoria C alla D solo i laureati, e al salto dalla B alla C solo i diplomati» chiarisce Ranieri. «Noi pensiamo che ai concorsi interni debbano partecipare anche i diplomati, naturalmente con una valutazione del titolo inferiore alla laurea. Abbiamo dalla nostra pareri giurisprudenziali autorevoli, con i quali si può andare in deroga alla normativa Brunetta. Ma a decidere sarà il giudice amministrativo».