L'AQUILA - Il primo boato alle 5 del mattino. Gli altri due dopo poche ore: alle 9,12 e poi alle 14,06. Tutte scosse sopra il terzo grado richter: 3.4, 3.6, 3.3, oltre a qualche decina di "strumentali", percepite solo dai sismografi.
Da oltre 17 mesi il terremoto, in questa splendida vallata in cui scorre il fiume Aterno, al confine con il Lazio, non lascia tregua. Lo sciame si è attivato un paio di mesi dopo la tragedia che ha colpito L'Aquila e da allora ha tormentato la popolazione, incessantemente, giorno dopo giorno, con piccole scosse. Ieri, però, la situazione si è fatta improvvisamente più grave.
I terremoti hanno nuovamente gettato nel panico un intero territorio, L'Aquila compresa, distante appena una trentina di chilometri. Nel capoluogo alcuni edifici pubblici sono stati "evacuati": i dipendenti sono scesi in strada. Stessa cosa è avvenuta in molte aziende. Il sindaco Massimo Cialente, dopo una riunione con assessori, dirigenti e tecnici comunali, ha disposto la chiusura dei centri storici per due giorni, compresi quelli nelle frazioni. Anche la riapertura degli asili nido, pubblici e privati, slitterà al 6 settembre. «Motivi precauzionali» ha scritto Cialente nell'ordinanza. Anche nella zona degli epicentri di ieri, a una trentina di chilometri dall'Aquila, è scattata l'allerta.
Tanti, soprattutto turisti, sono fuggiti. Chi è rimasto ha speso un'intera giornata a cercare un riparo sicuro per la notte: camper, roulotte, case di legno. Nessuno ha dormito nella propria abitazione. I sindaci dalla zona, convocati dal prefetto Giovanna Maria Iurato, hanno chiesto che in caso di necessità vengano posizionati dei container. La stagione invernale si avvicina e le tende non sarebbero adatte. Il governatore, Gianni Chiodi, ha chiesto alla Protezione civile di aumentare il livello d'attenzione: la sala operativa sarà attiva ventiquattro ore su ventiquattro, in costante collegamento con vigili del Fuoco e Forestale.
Alcuni tecnici hanno già valutato la stabilità degli edifici pubblici di Montereale, mentre quattro squadre di volontari hanno fornito assistenza alla popolazione, composta principalmente da persone anziane.
Gli esperti non sbilanciano, come di consueto. «La zona - per Enzo Boschi, presidente dell'Ingv - è la stessa nella quale è avvenuto il terremoto del 14 gennaio del 1703 (al quale i cataloghi sismici attribuiscono una magnitudo di 6,8 gradi richter, ndr), ma non è detto che l'evento debba ripetersi, anche se non è possibile escluderlo». In tanti, allora, hanno cercato notizie dallo studioso del radon, Giampaolo Giuliani, che sostiene di poter prevedere i terremoti. Il tecnico avrebbe avuto anche dei colloqui con le autorità. Per il momento, secondo lui, «non ci sono evidenze per scosse maggiori di 3,5 gradi richter». È l'unico appiglio in una giornata che a molti ha ricordato quelle, drammatiche, che hanno preceduto il 6 aprile 2009.