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Pescara, 24/04/2026
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Data: 02/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Napolitano: troppa confusione, la politica si concentri sull'economia. Frenata sul processo breve: «Visto dove sono finite le intercettazioni?»

ROMA Altro che "evoluzione benigna", la verità è che Giorgio Napolitano, che frena sul "processo breve", non vede luce in fondo al tunnel nelle cose della politica. La confusione è massima, e il Colle se ne tiene il più possibile alla larga. Il capo dello Stato ha motivo per essere irritato, perché c'è chi lo tira in ballo come se volesse o dovesse lavorare assieme al governo per sistemare capitoli bollenti come il "processo breve", magari ricevendo il ministro della Giustizia, Alfano, per concordare il testo di articoli e commi. Per carità, nulla di tutto questo. Al massimo, in passato, è successo che il ministro abbia contattato gli uffici del Quirinale per un confronto di idee, ma il presidente non accetta di essere coautore dei disegni di legge governativi. Li giudicherà quando gli verranno proposti.
A Venezia c'è la mostra del cinema, ma è la politica il vero cinematografo. I cronisti lo intercettano, il presidente è in visita privata assieme alla moglie Clio, e provano a stanarlo: che dire delle voci sulla fine anticipata della legislatura? «Ho già detto che non faccio previsioni», dice Napolitano asciutto. E' l'argomento che lo ha fatto più arrabbiare quest'estate, quando il centrodestra ipotizzava perfino le date del voto, senza tener conto che quello è un potere che spetta solo alla presidenza della Repubblica. «Quando accade qualcosa che coinvolga le mie decisioni allora rifletto e adotto e motivo le decisioni». «Attualmente non c'è che da leggere, cercando di non confondersi quotidianamente troppo le idee». Bisogna, insiste, «leggere quello che viene detto e i passi che vengono annunciati: i tremila punti interrogativi che poi, a un certo punto, si scioglieranno». «Io cerco di non sentirmi mai all'inferno».
Dunque, non ci si può sbilanciare... incalzano i cronisti. «Mi limito ad osservare che c'è una grande molteplicità di idee, sovrapposizioni di ipotesi su cosa succederà. C'è chi dice che si va verso una evoluzione più benigna della febbre della politica e chi invece dice che no, è falso. Francamente c'è da restare....». L'aggettivo appeso può essere tradotto come "interdetti". Per non dire "basiti". E che dire di chi lo tira in ballo sul processo breve? «Su queste cose ho già detto tante volte mentre si discuteva della legge sulle intercettazioni. A proposito, sapete che fine ha fatto quella legge?». Napolitano ripete due volte la domanda ai cronisti, come il maestro che chiede agli scolari una risposta scontata: "E' su un binario morto". La replica è sarcastica: «Ecco, bene». Facile la spiegazione: si fa tanto baccano su provvedimenti contestati e poi non si arriva mai in fondo. Le intercettazioni, come si sa, dopo la mediazione con l'opposizione si sono arenate con Berlusconi che ha rifiutato l'ultimo testo confessando d'aver voglia di ritirare la legge. Non certo un gran viatico al lavoro in Parlamento.
E, per il Colle, questo non è certo l'unico esempio di cose restate al palo. La legge sul lavoro, promessa nel marzo scorso, è una di quelle. La nomina del ministro dello Sviluppo economico e il presidente della Consob sono ancora in stand by. Il legittimo impedimento aveva bisogno di una legge costituzionale da fare entro 18 mesi, ma non c'è più tempo nemmeno per quella.
Morale: il governo farebbe bene a concentrarsi sull'emergenza economica. «Il problema di come si muove l'Europa in quanto soggetto unitario è più che mai aperto, dirò qualcosa in proposito sabato, a Cernobbio, nel mio videomessaggio: e sentiremo gli altri». E' dalla politica globale che possono arrivare soluzioni per quella nazionale che «si dovrà concentrare per forza sull'econonomia, anche se è stata approvata la manovra: poi c'è la finanziaria, e poi bisogna verificare soprattutto qual è l'andamento della congiuntura sul piano mondiale, europeo e nazionale». «In Europa le tendenze sono contraddittorie abbiamo questi dati molto positivi per la Germania che però non fanno tendenza complessiva per l'Europa». Tutto è contraddittorio, e questo è il guaio che Napolitano sottolinea.

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