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Pescara, 22/04/2026
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Data: 05/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Stati: «Vi racconto la mia verità» L'arresto, il carcere, la mancata solidarietà del Pdl

«Questura di Pescara, Squadra mobile-Criminalità organizzata, dobbiamo effettuare una perquisizione, chiami il suo avvocato». La mia risposta, non avendo niente da preoccuparmi: «Non c'è bisogno di chiamare l'avvocato, posso farne a meno». Dopo qualche istante si materializza il dottor Zupo e, non ricordo se lui o un altro, chiede dove fosse collegato il televisore (grosso, grosso). Feci notare quelli che avevo, ma nessuno rispondeva alle caratteristiche di quello che cercavano. Ero frastornato. Intanto gli uomini della polizia aumentavano e dentro di me dicevo: «Ma tutta questa gente per un televisore grosso grosso, se ci fosse lo vedrebbero». Da lì iniziò una perquisizione meticolosa , non solo nella mia abitazione ma in tutte le pertinenze, compresi il garage, la mia auto e quella di mia moglie, e negli uffici di Daniela in piazza della Repubblica ad Avezzano: portati via computer e qualsiasi carta che per loro potesse avere un senso. Intanto arrivano gli avvocati Milo e Iacone: firmo i verbali di perquisizione, mi comunicano che ero agli arresti. Stupore, angoscia: ma così recitava il mandato di cattura firmato dal Gip. Partenza verso L'Aquila: impronte, foto, carceri Le Costarelle dell'Aquila, cella numero 1. In quei momenti la mente ti si affolla di pensieri. La famiglia, gli amici, la gente, mia figlia e mio genero (perché subito dopo appresi dagli avvocati che la stessa cosa stava avvenendo a casa di Daniela) e pensavo: «Tutto per un televisore grosso grosso». Però hanno fissato l'interrogatorio di garanzia per il giorno seguente, un errore, un fraintendimento, domani chiarirò e tutto mi sembrerà uno scherzo. Passate le prime ore di panico inizio a leggere l'ordinanza di custodia cautelare. I reati a me contestati erano tutti incentrati su intercettazioni telefoniche, e da quelle poche frasi cercavo di ricordare quello che potevo, ma era tutto incentrato su un colloquio con Angeloni nello studio di Daniela, di fatto a disposizione di tutti quale riferimento per attività politiche. Con Angeloni, cui mi lega una conoscenza ventennale, non ho mai avuto legami d'affari, nè con Stornelli: il rapporto con i due riguardava esclusivamente la nascente compagine sportiva. Quei colloqui riportati dettagliatamente sui giornali me li ricordavo benissimo. A tal proposito ricordo la telefonata tra Angeloni e me. Chiama Enzo: «Siccome mi sto' a comprà un televisore ne volevo comprare due, te lo faccio montare a casa»? Io: «Eh, per me è sempre un piacere». Enzo: «E'grosso...uno grosso!». Io: «E io sto sempre qua ad aspettare come un pappagallo!». Enzo: «A casa...io lo dò al papà dell'assessore». Io: «Sì, sì, tu non mi rompere sempre le scatole con quella (non doveva disturbare mia figlia per quel tipo di argomentazioni) ecc.ecc.». Ecco cosa cercavano quella mattina, mi dissi. Mi fu facile chiarire che, se pur da me non richiesto, non mi era mai arrivato, ovvero Angeloni mi aveva rifilato una sòla...grossa grossa. Le indagini non sono ancora concluse e non posso per il momento dare tutte le spiegazioni su quanto pubblicato dalla stampa. Quello che ho raccontato con leggerezza è solo uno spezzone di una vicenda drammatica. E' stata colpita una famiglia rimasta sola, senza la solidarietà (neanche quella "pelosa" di quel partito garantista nel quale milita). Solidarietà mancata dal partito ma non da tanti amici ed elettori.

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