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Data: 05/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
È arrivato il giorno del «ribelle» Fini. Oggi il discorso a Mirabello: durissimo sulla legalità, si accelera per il nuovo partito

MIRABELLO. Il giorno di Fini è arrivato. Oggi pomeriggio il ribelle del Pdl, colui che ha osato alzare l'indice contro il padre padrone del partito, dirà la sua. Dirà dove vuole andare e per fare cosa. Con chi, dipenderà molto da quello che accadrà domani. «Non sarà un discorso legato alla contigenza», assicura Flavia Perina, direttore del Secolo d'Italia.
Certo, il presidente della Camera parlerà all'Italia. Farà un discorso «alto». Ma indicherà anche un nuovo orizzonte alla destra. La strada «per uscire dal berlusconismo». Sarà un discorso duro, su qualche tema (uno su tutti: la legalità) durissimo.
Per la prima volta rilancerà un argomento esplosivo come il conflitto di interessi. Un anticipo lo ha dato ieri sera Carmelo Briguglio ipotizzando una correzione della legge Gasparri per impedire a chi ha Tv di controllare anche quotidiani. Ma non si tirerà indietro neanche sul nuovo partito. Un dubbio che è tale solo in teoria. E che qui, fra i gazebo montati nel parcheggio di Mirabello, non lo è per nessuno. «Sul partito Gianfranco potrebbe accelerare», confida Briguglio. «Non sappiamo se sarà presto o prestissimo, ma i tempi saranno più brevi di quelli pensati finora». Come dire: si può discutere del quando e del come, ma non del se.
Ieri Fini si è fermato a Labro (Rieti) ospite della festa dell'Api di Rutelli e Tabacci che l'hanno invitato a «fare qualcosa insieme». Qualcosa di più di una visita di cortesia come annunciato. Il presidente della Camera ha riconosciuto ai militanti dell'Api di voler «immaginare il futuro senza adeguarsi al presente». E a loro, forse pensando anche a se stesso e a Futuro e libertà, ha detto che «è ora di fare ciò che è giusto, non ciò che conviene». Toni amichevoli, una sintonia se non nelle ricette, quanto meno nel modo di porsi di fronte alla realtà. Chissà se un primo passo verso quel terzo polo a cui in molti pensano.
L'ultima mossa di Berlusconi, l'offerta dell'ultimo minuto per spiazzare e magari dividere, sembra aver avuto l'effetto di un corroborante nei finiani. «Senza voler strafare», dice Briguglio, «è una nostra vittoria politica, e soprattutto un fatto positivo per la politica italiana». «Una buona notizia per la giustizia», gli fa eco Fabio Granata. Briguglio conferma comunque la possibilità di intesa: via il processo breve e ci si può mettere d'accordo su una modifica del legittimo impedimento. Un modo per offrire il famoso «scudo» a Berlusconi, ma solo a tempo, fino al termine del suo mandato, e senza cancellare né il processo del Cavaliere né le migliaia che sarebbero stati spazzati via con quella che i finiani avevano bollato come «un'amnistia mascherata». Ma nessuno si faccia illusioni, il tema della legalità, assicurano i finiani, sarà un dato permanente nella vita politica italiana. E non è una buona notizia per gli inquisiti del Pdl nelle indagini che vanno dalla cricca alla P3, fino a quelle insidiosissime sui rapporti con la mafia.
Sull'offerta del Cavaliere, quella di una ricandidatura a tutti i parlamentari finiani che volessero tornare all'ovile del Pdl, qui provoca sorrisi e scommesse. «Se dovessi scommettere un centesimo», si sbilancia Benedetto Della Vedova, «scommetterei che a fine anno i nostri gruppi saranno più numerosi». «E' solo un modo per avere qualche titolo sui giornali», la liquida Flavia Perina. «Se voleva essere un'esca avvelenata - sostiene Briguglio - è stato un clamoroso errore».

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