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Data: 05/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Povero Abruzzo, è diventato il Sud di nessun Nord

Quando l'estate inizia a scivolare via arrivano puntuali, annuncio d'autunno almeno quanto le piogge che deprimono il termometro e le foglie gialle che, solo a guardarle, ti sale un magone da ombrellone chiuso, quei due-tre studi sull'andamento dell'economia. Studi periodici, per carità, arrivano anche nelle altre stagioni, ma a fine estate arrivano in blocco e tutti tendenti al brutto. Anche quelli che annunciano una "ripresina": eufemismo per dire che in realtà le cose vanno male ma, non sia mai, dovessero andare giusto un po' meglio noi sondaggisti l'avevamo detto, previsto, individuato con lungimiranza. Ma quale "ripresina". L'economia abruzzese boccheggia, e non da oggi: il terremoto che ha buttato giù L'Aquila e che serve da giustificazione a chi non sa cos'altro dire non può far dimenticare la desertificazione industriale che già identificava il territorio abruzzese. La fine del polo elettronico aquilano, la crisi dell'auto fatale al polo metalmeccanico frentano, le crisi in serie pesantissime per le fabbriche peligne non sono roba d'oggi. Sono ferite che richiedevano bravi medici per provare a disinfettarle e, magari, guarirle. Discorso già noto: manca una classe dirigente, in questa regione, manca chi sappia leggere i segnali e disegnare scenari nuovi. Quello che però riesce ancora a stupirci è come l'attuale, presunta classe dirigente che ci ritroviamo cerchi perfino di far passare per normale, anzi per buono, quello che normale non è e figurarsi se è buono. Dunque: dai due-tre studi di cui sopra viene fuori che il nostro povero Abruzzo scivola verso Sud, verso il Mezzogiorno. Che tristezza, se solo si pensa a pochi anni addietro, a quando si parlava di regione cerniera tra Nord e Sud d'Italia, di regione che cresceva a ritmi da Nord Est, di regione orgogliosamente parte, anche a Bruxelles, di quella "Centronia" (orribile neologismo) che radunava Toscana, Lazio, Umbria, Marche e, appunto, Abruzzo. Tutto questo turbinare di coordinate geografiche per ribadire che, del resto basta guardarlo sulla cartina d'Italia, l'Abruzzo è lì, al centro della penisola. Che poi un'avveduta, quella sì, classe dirigente l'avesse inserito nel dopoguerra, per convenienze economico-politiche, nel Mezzogiorno è un'altra storia. Quella scelta è servita, in anni difficili, per ottenere sostegni e costruire un futuro poi culminato nell'uscita dall'Obiettivo 1 europeo, orgogliosa bandiera del riscatto di una terra ex-povera. Ma che ora la presunta classe dirigente arrivi al punto di invitarci a gioire perchè «l'Abruzzo è la prima regione del Sud, un vero successo», beh, ci pare un po' troppo. A tutto c'è un limite, signori della Regione. A Sud di nessun Nord, tanto per citare Bukowski, stateci voi.

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