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Pescara, 22/04/2026
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Data: 05/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi, mossa a sorpresa: pronto a ritirare il processo breve. Appello ai finiani: tornate nel Pdl, ricandidatura garantita

ROMA - Con un colpo a sorpresa, Berlusconi manda un doppio segnale ai finiani. Dapprima, dicendo di voler rinunciare al processo breve. Non lo inserirà nella mozione di fiducia, da votare in Parlamento con i cinque punti del programma. In secondo luogo, dice ai fuoriusciti che hanno costituito il nuovo gruppo Fli: se rientrate nel Pdl «per lealtà nei confronti degli elettori», verrete ricandidati con amicizia. In ogni caso, ammonisce, se la maggioranza rimarrà senza sostegno, c'è solo la strada del voto. Chiosando: «Ma sono sicuro che questo non accadrà». E denuncia come «eversivo» il tentativo di formare governi tecnici. Fa appello al popolo, denunciate il tentativo «neanche troppo nascosto di ribaltare i risultati elettorali, di ribaltare la democrazia con il soccorso di alcuni magistrati di sinistra». Dai finiani è arrivato uno stop alle lusinghe. Bocchino: Berlusconi non faccia campagna acquisti. E, per dire il clima, a sera perfino il "mediatore" Bossi si fa sentire: «Berlusconi ha fatto un errore: quando Fini sotto il palco gli diceva "mandami via" io gli avrei detto "fuori dalle balle". Lui non l'ha fatto».
Cambia i toni, il premier, in un audio-messaggio ai Promotori della libertà di Michela Brambilla, ma la sostanza è la solita. Il Parlamento, nelle prossime settimane, sarà chiamato a votare i cinque punti del programma, ovvero le «riforme prioritarie, il federalismo fiscale, la sicurezza, l'immigrazione, il rilancio del Sud e la riforma della Giustizia». Ed avverte: «Attenzione, nella mozione sulla giustizia, per quanto mi riguarda, non dovrebbe esserci il cosiddetto processo breve, che dovrebbe, invece, essere finalmente un processo per tutti di ragionevole durata, e cioè di 6 anni e mezzo». Difende la norma che «è giusta ed assolutamente doverosa» mentre costituisce «scandalo» per la sinistra «e i suoi giornali». Afferma di voler assicurare «la sinistra»: niente processo breve da votare in mozione. «Quindi, per favore, la piantassero di fare tanto baccano, pensassero piuttosto al loro vuoto di idee, di programmi e di leader». Alla ripresa, si va al voto alle Camere. «Non ci lasceremo distrarre dai giochi di palazzo che purtroppo sono ancora in corso».
L'appello alla lealtà di partito viene fatto dopo aver ricordato che se non ci sarà il sostegno dell'intera maggioranza, si torna alle urne. Non c'è altra strada, dice ben sapendo che non sarà facile ottenere il placet del presidente Napolitano. Il governo, per il premier, ha fatto tante cose sul piano «economico e finanziario» ed ha garantito «la solidarietà e la pace sociale», riscuotendo l'apprezzamento dell'Unione europea e del Fondo monetario. Con la manovra da 25 miliardi che non ha provocato «un'ondata di scioperi ipotizzata dalla sinistra», ha messo l'Italia al riparo dalla crisi «che aveva colpito la Grecia». Perciò, «sarebbe imperdonabile che per puri interessi personali e di parte, questo sostegno venisse meno tradendo il mandato e la fiducia e degli elettori. Se proprio dovesse succedere, torneremo agli elettori che sapranno bene a chi dare il loro voto. Ma sono sicuro che questo non succederà».
Il governo ha fatto molto, secondo il Cavaliere, anche in questa «estate riempita di chiacchiere inutili, stravaganti, deprimenti». C'è stato troppa «politica politicante», quel «teatrino che ha disgustato tutti gli italiani», pochi fatti «concreti». Ma lui ed i ministri hanno pensato «soltanto a lavorare» per sostenere la ripresa dell'economia e rimettere in moto lo sviluppo. Non accenna al nuovo ministro dello Sviluppo, la cui casella sarà riempita in settimana (tornano i rumors su Romani e Bernini come sottosegretario). Nello stesso tempo, chiude alla legge elettorale. E dunque alle richieste della sinistra che sembra avere «due sole ossessioni», «insultare il capo del governo attribuendogli le maggiori nefandezze» e cambiare la legge, «che invece funziona benissimo e che ha dimostrato di consentire la governabilità del Paese». Con essa viene rispettato «il popolo sovrano» che può decidere chi sarà il premier e quali alleanze scegliere. Invece, «l'opposizione di sinistra, prigioniera del passato, continuare a preferire i vecchi giochi di Palazzo», con l'obiettivo di «sovvertire il verdetto elettorale e portare loro stessi al governo, cioè chi ha perso le elezioni». Chiede pertanto ai Promotori della libertà di denunciare «un tentativo eversivo di ribaltare» l'esito delle urne, «ribaltando la democrazia con il soccorso di alcuni magistrati di sinistra».

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