Marcegaglia (Confindustria) accusa il governo: troppi spot, manca la volontà di lavorare per la crescita
ROMA. I quattro mesi di vuoto al ministero dello Sviluppo sono sembrati troppi anche a Tremonti che ora inserisce la nomina del nuovo responsabile del dicastero, abbandonato da Scajola e retto da Berlusconi, nella vetta delle priorità. «Per lo sviluppo economico - spiega Tremonti nella giornata conclusiva del meeting Ambrosetti a Cernobbio - serve un nuovo ministro». Ma è sulle cose da fare che il titolare dell'Econonia sfodera l'ampio repertorio di parabole e analisi. La prima è che per il governo «non c'è emergenza autunnale ma esigenza di cambiare. Di redigere in forma politica il nostro programma di riforma». La seconda è la stoccata al governatore Draghi che da Seul aveva rilanciato il «modello Germania» e al quale replica che la sua è un'analisi «superficiale e roba da bambini». Per Tremonti «non ci vuole un genio che ci dica che dobbiamo fare come la Germania. Siamo già il secondo Paese europeo nella manifattura, proprio dopo la Germania, e gran parte del nostro Pil è fatto da aziende sotto i 100 addetti dove la Germania c'è già». Parole forti alleggerite da una parziale rettifica: «Non c'è nessun attacco e nessuna allusione, semplicemente un richiamo alla realtà e al buon senso». Ma l'affondo contro il Governatore caratterizza il suo intervento davanti alla platea scelta di imprenditori e studiosi riunita a Cernobbio. Ai quali assicura che la politica industriale non è affare di un ministro ma di tutto il governo e che occorrerà mettere mano alla grande emergenza del Sud dove c'è «un drammatico problema di classe dirigente». Dal cappello di Tremonti spunta anche il nucleare, necessario, spiega per far crescere il Pil ora zavorrato dalla bolletta energetica. E' un passo necessario nominare il ministro dello sviluppo, gli risponde Stefano Fassina responsabile economico del Pd, «ma non sufficiente, dal momento che il dicastero è stato svuotato di risorse e competenze».
La lezione di Tremonti è apparsa a Emma Marcegaglia certamente condivisibile, in particolare sulla qustione del rigore e della compatibilità dei conti pubblici, ma anche «lunare» rispetto alle prospettive di crescita lasciate sul vago. La leader confindustriale si è fatta interprete del disagio delle imprese convinte che «non c'è una visione e una volontà veramente di lavorare su tutti i punti che riguardano la crescita. Ci sono iniziative ma sono spot». Confindustria attende dunque una convocazione da parte del governo per «lavorare sulla crescita». Rilancia così «un nuovo patto sociale», già evocato nei giorni scorsi da Marchionne, per riscrivere le regole sulla produttività agganciata a una crescita dei salari «facendo partecipare i lavoratori ai risultati d'impresa». Tutto sommato, aggiunge, durante la crisi la coesione sociale ha retto e per stare sul mercato bisogna sfruttare la riforma contrattuale del 2009 che ha portato successivamente all'accordo di Pomigliano con lo scambio diritti-produttività. Marcegaglia chiede ancora una volta al governo di ridurre le tasse su imprese e lavoratori e apre a Susanna Camusso che sostituirà Epifani alla guida della Cgil: «Penso ci possano essere spazi di dialogo». Ma la Fiom la gela: no a patti capestro.