PESCARA. «Se anche Fini dovesse decidere di creare il partito, non credo che in giunta regionale cambierebbe qualcosa. L'Abruzzo ha troppo bisogno di stabilità istituzionale per prevedere uno scenario diverso da quello attuale».
Alfredo Castiglione è reduce da Mirabello dove ha partecipato alla Festa Tricolore conclusasi, domenica sera, con il discorso di Gianfranco Fini che ha messo la parola fine all'esperienza sua e dei suoi seguaci dentro il Popolo della Libertà nella sua versione attuale.
Castiglione, pescarese, ex dc ed ex di Alleanza Nazionale, è il coordinatore regionale di Generazione Italia, l'associazione che raccoglie i dissidenti finiani, quelli che hanno rotto con Berlusconi e il suo partito. Ma è anche, Castiglione, il vicepresidente della giunta regionale guidata da Gianni Chiodi, berlusconiano e del Pdl. In consiglio regionale, con Castiglione, c'è solo un altro finiano, Emilio Nasuti.
Domenica mattina a Mirabello, Castiglione aveva parlato di politica ed enti locali. Poi il discorso del presidente della Camera, l'atto di nascita di Futuro e Libertà, un'associazione, per ora, che potrebbe diventare, a breve, un partito.
«Fini», racconta al Centro, Castiglione, «ha avuto un impatto emotivo fortissimo su chi l'ascoltava. E' venuta fuori la passione per un'idea di politica che consiste nel mettersi a disposizione del proprio territorio per interpretarne i bisogni. In Abruzzo le adesioni a questa idea di politica sono consistenti: stamattina (ieri mattina per chi legge ndr) mi hanno telefonato consiglieri di Pescara, di Montesilvano manifestando il loro interesse».
Che consistenza numerica ha, in Abruzzo, Futuro e Libertà?
«Parliamo di Generazione Italia. Fintanto che Fini non decida per la formazione di un partito, a livello locale non si creeranno gruppi consiliari autonomi».
Lei è favorovele o contrario alla formazione del partito, di Futuro e Libertà?
«Sono a favore di un ultimo tentativo di patto rifondativo del Pdl per rilanciarlo. Il Pdl così come lo conoscevamo non esiste più dal momento in cui è stato cacciato in maniera ignobile e senza fondate motivazioni uno dei due cofondatori, Fini. Per cui, o il partito viene rilanciato con nuove regole e in un contesto in cui Fini riacquisti la sua originaria importanza, oppure, se questo non avverrà, ci sarà un patto di legislatura in cui Futuro e Libertà appoggerà il governo».
Se si arriverà al nuovo partito lei uscirà dalla giunta Chiodi?
«Penso di no. Ho un buon rapporto con Chiodi. Non possiamo mettere in difficoltà una regione come l'Abruzzo che, oggi, ha troppo bisogno di stabilità istituzionale».
Anche nel caso di una rottura definitiva a livello nazionale fra Berlusconi e Fini?
«Sì, in Abruzzo rimarremmo insieme. A meno che Fini non dica che usciamo dal centrodestra: allora si andrebbe al voto e si romperebbe tutto».
E se a chiedere la sua uscita dalla giunta fosse il Pdl abruzzese?
«Io sono stato nominato da Chiodi e dovrebbe essere lui che, motivandola, prendessse la decisione di estromettermi dalla giunta. Sono certo che questo è uno scenario che non si verificherà».