Cecchi Paone contro la censura «In tutti i Paesi civili la conoscenza è la base della Protezione civile»
L'AQUILA. Minaccia il silenzio stampa Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Niente più informazioni, nonostante la fase delicata che vive il territorio aquilano. Con il nuovo sciame sismico, infatti, sono ricomparse anche le tende.
Professor Boschi, perché questa chiusura nei confronti dell'informazione pubblica?
«Stiamo valutando la possibilità di smettere di informare e di non rendere raggiungibili i nostri dati via web perché vengono usati per arrivare a conclusioni che non stanno né in cielo, né in terra. I principali responsabili di tutto questo sono i giornalisti e i politici, che hanno la responsabilità, in caso di terremoti, perché non controllano le strutture. E cercano di scaricare le responsabilità. Poi ci sono coloro che sono desiderosi di apparire e che trovano sempre qualcuno che voglia fargli fare uno scoop».
Ma in Italia il rischio sismico viene sottovalutato?
«Noi lo diciamo da 30 anni, ma ogni volta che c'è un terremoto si verifica la solita sceneggiata. Basterebbe verificare la tenuta degli edifici, abbandonare quelli che non resistono al sisma e ristrutturare quelli per cui è possibile intervenire, oltre a costruire gli edifici nuovi in maniera antisismica. In Italia, invece, si costruisce male perché tutto diventa un affare e non si fanno controlli. In Giappone e in California, Paesi sismici e ricchi come l'Italia, si è riusciti in questa impresa, ma da noi se ne parla da almeno 30 anni senza fare nulla».
La nascita di Uffici di informazione (Urp) nell'aquilano è un esperimento unico in Italia nella prevenzione dei terremoti.
«L'attività di informazione e prevenzione è fondamentale: consente un interfaccia diretto con la popolazione. Il problema non è tanto il terremoto, quanto le modalità di costruzione degli edifici e la reazione della gente».
L'Ingv come valuta lo sciame sismico in atto a Montereale?
«Stiamo osservando una sequenza sismica nell'area tra le province dell'Aquila e Rieti, che non si concluderà necessariamente con un evento di natura consistente. In Italia le scosse forti sono molto rare, ma la zona dove la terra si sta muovendo è classificata di prima categoria, perché altamente sismica. Va considerato, inoltre, che il terremoto del 6 aprile 2009 è considerato dagli esperti come una "scossa media", non di elevata entità. In Italia se ne possono verificare di più forti».
E' qui che entra in gioco il ruolo degli enti locali?
«E' sul territorio che si deve fare informazione sulla sicurezza degli edifici e sulle norme comportamentali che la popolazione deve tenere in caso di un sisma di forte entità. Per quanto riguarda Montereale, più che la sequenza in sé, a destare preoccupazione è la zona, interessata anche in passato da terremoti di forte entità».
Qual è il messaggio alla popolazione locale?
«Non intendo tranquillizzare nessuno, né destare allarme. Non l'ho mai fatto. L'invito alla gente del posto è a seguire con attenzione le norme e le indicazioni fornite dallo Sportello informativo allestito lì, che monitorerà l'attività sismica in atto, la sequenza storica ed effettuerà le verifiche. E' fondamentale valutare se si vive in una casa sicura o no».
L'incubo di una nuova, forte scossa è giustificato?
«Non possiamo dire se si verificherà un evento superiore agli attuali. Ma la popolazione non deve avere il timore di uscire dalla propria abitazione, in caso di necessità, né di recarsi nei luoghi di pubblica accoglienza, abbandonando le abitazioni che non rispondono ai criteri di sicurezza».
CRITICO CECCHI PAONE. «Sono assolutamente contrario a quello che ha detto Enzo Boschi, che conosco bene. Apprezzo il suo lavoro, ma credo sia incorso in un grave infortunio». Queste le parole di Alessandro Cecchi Paone, conduttore di programmi di divulgazione scientifica, dopo la minaccia di Boschi di «censurare» la lista dei terremoti dal sito web dell'Ingv. «La scienza non è relegata a pochi, ma è un sapere democratico», dice Cecchi Paone. «Lo scienziato non è un sacerdote, ma un detentore del sapere che deve fornire informazioni e mettere in grado i cittadini di interpretarle. In tutti i Paesi civili la conoscenza è alla base delle concezioni più moderne della Protezione civile, che vedono protagonisti e non passivi beneficiari i cittadini».