Il comitato direttivo approva la disdetta dall'1 gennaio 2012. Una decisione che arriva "a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom". Tavolo con i sindacati su norme specifiche per il settore. Landini: "Grave strappo alla democrazia"
Il direttivo di Federmeccanica ha dato mandato al presidente, Pierluigi Ceccardi, di comunicare il recesso dal contratto nazionale dei metalmeccanici siglato il 20 gennaio 2008. Lo riferiscono oggi (7 settembre) fonti di agenzia. La disdetta dell'accordo come ha spiegato lo stesso presidente, è avvenuta "a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom relative all'applicazione di tale accordo" e viene comunicata "in via meramente tecnica e cautelativa allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende". La disdetta avviene dall'1 gennaio 2012.
L'organizzazione, inoltre, ha deciso di formare una commissione per attivare un tavolo di confronto con i sindacati, con lo scopo di definire norme specifiche per il settore auto. "E' stato dato incarico ad un'apposita commissione - si legge in una nota - di attivare un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali al fine di definire norme specifiche per il comparto".
Il direttivo, prosegue, "ritenendo urgente una regolamentazione condivisa del sistema di rappresentanza (sulla cui necessità esiste generale consenso e disponibilità dichiarata delle parti), ha espresso l'auspicio che le Confederazioni attivino al più presto un tavolo per regolamentare la materia per via pattizia".
Ceccardi respinge l'ipotesi di una pressione della Fiat: "Non ha spinto per niente, l'accelerazione che abbiamo imposto è per tutelare le esigenze delle aziende metalmeccaniche". Dopo la vicenda di Pomigliano d'Arco, aggiunge, "è emerso il convincimento unanime che è necessario proseguire con determinazione nell'adeguamento delle relazioni industriali, alla domanda di maggiore affidabilità e flessibilità che viene dalle imprese".
Landini, grave strappo alla democrazia
La decisione di Federmeccanica è "grave", uno "strappo alle regole democratiche del nostro paese". E' questo il commento del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, sull'esito del direttivo. A suo giudizio, la Federazione vuole "abolire il contratto nazionale contro il parere dei lavoratori e con il coinvolgimento di sindacati minoritari. Il contratto del 2008 rimane in vigore fino al 2011. La Fiom valuterà nel rapporto con i lavoratori metalmeccanici come e quando presentare una piattaforma per il suo rinnovo". Domani si riunirà il comitato e "valuteremo le azioni da intraprendere".
"Per noi il contratto del 2008 era già decaduto dal punto di vista formale e sostanziale e quindi non si tratta di alcuna novità". Così il numero uno della Fim Cisl, Beppe Farina, commenta la decisione di Federmeccanica di disdettare il contratto 2008. "Ripeto - aggiunge -, nessuna novità sotto il cielo dal punto di vista sindacale". Sulla stessa linea anche la Uilm. "Con la disdetta annunciata da Federmeccanica, per i lavoratori non cambierà nulla: per noi della Uilm esiste un solo contratto, ed è quello firmato nel 2009, che scadrà nel 2012". Lo dice il segretario generale, Rocco Palombella, interpellato dall'Adnkronos.
Federmeccanica: Cremaschi, rottura relazioni sindacali
"E' un fatto gravissimo, è la rottura delle relazioni sindacali totali nel nostro paese. E' la scelta di applicare il modello Pomigliano azienda per azienda, e in realtà di liquidare il contratto nazionale. E' una scelta di rottura, bisognerà rispondere sul piano legale, sindacale e dell'azione". Lo dice Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale Fiom e leader della Rete 28 aprile, commentando la disdetta del contratto nazionale comunicata da Federmeccanica.
"Questa - a suo avviso - è solo la dimostrazione che con Pomigliano non si è affrontato un problema occupazionale, ma si è voluto mettere in discussione i diritti fondamentali del mondo del lavoro. Questo riconosce paradossalmente anche la validità della nostra posizione perchè conferma che il contratto è ancora esistente. Un atto gravissimo, che mostra tutta la malafede delle imprese".